Tricarico, un ‘ponte’ di note tra passato e futuro

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MILANO – Un album per raccontare le relazioni umane in tanti, molti, dei loro aspetti. E’ quello che ha fatto Tricarico per il nuovo lavoro da studio “Amore dillo senza ridere, ma non troppo seriamente”, ottavo della sua carriera discografica, in uscita oggi. “L’album è nato prima dell’inizio di questa pandemia – ha raccontato il cantautore – quindi non ne parla direttamente. Parla però di relazioni a 360 gradi, che possono essere di amicizia, d’amore, di compassione e umanità. Oggi stiamo vivendo in modo disumano, perché siamo animali sociali e fatti per stare insieme, confrontarci. Si aprono capitoli vastissimi di riflessione, ma penso che questo periodo sia trattato con una superficialità disarmante. Mi fa piacere aver scritto prima della pandemia, perché parlo di relazioni normali, tra semplicità è complicazioni. Perché è di questo che siamo fatti, a prescindere dal fatto che ci sia la peste, la tubercolosi, il vaiolo o altro”.

In scaletta ci sono dieci racconti al modo di canzone (oltre ad un intro e ad una coda), che partono da ‘A Milano non c’è il mare’, cantata con Francesco De Gregori (“abbiamo in comune la passione per il racconto, del quale siamo al servizio”), e arrivano fino a ‘Voglio vivere’. Il percorso è scandito da titoli come ‘Abbracciami fortissimo’, ‘Mi manchi negli occhi’, ‘La bella estate’ e ‘La luna storta’ con la quale racconta, da un punto di vista femminile, un susseguirsi di immagini e atmosfere differenti, tra la leggerezza, apparente e l’approfondimento, dichiarato, come d’abitudine per Tricarico. “Racconto sempre me stesso – ha commentato – anche quando a parlare è la voce di una donna. Racconto il percorso di quel Francesco che si muove sempre, come vent’anni fa quando si ritrovava davanti ai misteri della vita. Più uno si conosce e più può sorridere o piangere, ma in modo divertito, della vita. Le mie canzoni testimoniano una ricerca di quella verità che possa dare un senso ai rapporti tra le persone”. Un ciclo che trova quindi un suo punto di svolta, una tappa intermedia come quelle calcolate da un moderno navigatore satellitare durante un percorso elaborato, fatto di spostamenti, pause e riprese.

“Questo disco è un ponte di passaggio – ha commentato Tricarico – tra un passato e un futuro. Forse chiude un periodo. Il Francesco di oggi è diventato uomo, o cerca di esserlo, provando ad afferrare un equilibrio, di star bene dentro per stare bene con gli altri, vivere delle belle emozioni. Questo è un disco fatto di tante avventure diverse tra di loro, ma legate da un filo comune”. Tante chiavi di lettura, come tante sono le relazioni con le loro sfumature, quelle evidenti e quelle segrete. “Le canzoni – ha sottolineato ancora Tricarico – vanno anche lette per quello che sono e esattamente per come sono scritte. Se vivessimo senza egoismi, aspettative esagerate, senza desiderio di possesso, la vita sarebbe un incanto e potremmo gioire ogni istante. Invece ci portiamo dietro paure di perdite e sensi di colpa che complicano tutto”.


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