Strage 2 Agosto, quegli intrecci tra servizi clandestini e intelligence americana

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Una delle udienze del processo (foto LaPresse)
Una delle udienze del processo (foto LaPresse)

Federico Umberto D’Amato, ex capo dell’Ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno, dopo aver lasciato l’incarico nel 1974, e anche dopo la pensione, «mantenne il ruolo di consulente dell’Ufficio e continuò a gestire la sua rete di informatori», anche grazie alla copertura fornitagli da Francesco Cossiga, «che lo protesse quando scoppiò lo scandalo P2». Sul banco dei testimoni nel processo ai mandanti della strage del 2 Agosto, lo storico Aldo Giannuli mercoledì ha ricostruito i legami di potere con i servizi di intelligence, ufficiali e clandestini, che D’Amato mantenne per tutta la vita. Fu tra i fondatori del club di Berna, l’organizzazione di coordinamento tra i servizi segreti occidentali, compresi quegli israeliani, fondato nel 1971 e tuttora attivo.


Il ruolo di D’Amato

D’Amato, indicato dalla Procura generale come uno dei mandanti della strage insieme a Licio Gelli e Umberto Ortolani, «aveva una rete di oltre 200 infiltrati» ha testimoniato Giannuli, che nel 1996 ritrovò il famoso archivio segreto dell’ex prefetto in circonvallazione Appia a Roma. Non disdegnò di proteggere l’ex agente segreto nazista Karl Hass, uno dei responsabili dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, che dopo la guerra fu arruolato dall’intelligence americana per svolgere operazioni anticomuniste sul suolo italiano. Proprio delle infiltrazioni americane, e di come contribuirono all’arruolamento degli estremisti di destra che poi confluiranno in Ordine nuovo, ha parlato il colonnello del Ros Massimo Giraudo, che dagli anni ’80 ha sempre indagato sull’estrema destra e sulla strage di piazza Fontana, imbattendosi nella figura di Joseph Peter Luongo, indicato dal pentito ordinovista Carlo Digilio come uno dei principali organizzatori delle strutture di intelligence militari statunitensi che in Italia, durane la guerra e nel dopoguerra, cooptava ex ufficiali nazisti e repubblichini per farne spie anticomuniste. Fu lui, confermano anche i documenti del Sismi, ad appoggiare dal 1949 i Fasci di azione rivoluzionaria, l’organizzazione che reclutava giovani estremisti di destra per mobilitarli in caso di vittoria delle sinistre, ispirata da Pino Rauti e Clementi Graziani che poi daranno vita ad Ordine nuovo in Veneto.

L’organizzazione segreta parallela

In questo intreccio di strutture di intelligence ufficiali e clandestine, guerre sotterranee tra servizi civili e militari, si inserisce anche «il noto servizio» Anello, come venne definito in un’informativa rinvenuta proprio da Giannuli nell’archivio di D’Amato. Era un’organizzazione segreta parallela, composta da ex ufficiali della Repubblica di Salò, politici, imprenditori, faccendieri e uomini della malavita organizzata. Una struttura che avrebbe arruolato più di 160 uomini nella lotta al comunismo. Su di essa e sul suo capo Adalberto Titta indagò il colonnello Massimo Giraudo. «Il noto servizio – ha testimoniato Giannuli – è stato una struttura di intelligence mai formalizzata che veniva costituita ogni qual volta ci fosse bisogno di fare operazioni sporche». È il caso del rapimento dell’assessore regionale Ciro Cirillo nel 1981, quando il Sisde fece intervenire la camorra di Raffele Cutulo nella trattativa con le Br per il rilascio del prigioniero. Trattativa a cui partecipò Adalberto Titta, ha confermato Giraudo, che entrò in carcere per incontrare Cutolo insieme ai servizi segreti e a uomini della Dc, autorizzati dall’allora capo del Dap Ugo Sisti, ex procuratore di Bologna e amico di famiglia di Paolo Bellini, la primula nera di Avanguardia nazionale oggi imputato per concorso nella strage alla stazione. Sisti, che è morto, era a capo della Procura di Bologna il 2 agosto 1980, fu processato e assolto per favoreggiamento nei confronti di Bellini, ma oggi la procura generale ha depositato nuove carte che proverebbero i suoi rapporti illeciti con l’estremista di destra e suo padre. Ma il misterioso servizio Anello irrompe in altre pagine buie della storia italiana, dal rapimento Moro alla fuga nel 1977 del colonnello delle SS Herbert Kappler dall’ospedale militare del Celio.

I numeri nell’agenda di Cavallini

I numeri telefonici di un ufficio riservato della Nato, dedicato alla tutela del segreto di Stato, quindi non intercettabile, erano annotati sull’agenda di Gilberto Cavallini, l’ultimo dei Nar condannato nel 2020 in primo grado per concorso nella Strage. Proprio in quell’ufficio, ha testimoniato ancora Giraudo, lavorava Luciana Piras, cognata e amante del capo dell’Anello Adalberto Titta.

10 giugno 2021 (modifica il 10 giugno 2021 | 16:54)

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