Schede bianche calano, partiti si contano

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Calano le schede bianche al terzo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica, scendendo dalle 527 di ieri a 412, e i partiti, anche al loro interno, iniziano a contarsi. Lontani dal quorum dei 673 grandi elettori necessari per la fumata bianca, durante lo spoglio si impongono Sergio Mattarella e Guido Crosetto lanciato a sorpresa da FdI. Sono 125 i voti per l’attuale Capo dello Stato mentre quelli incassati dal cofondatore di Fratelli d’Italia sono 114, quasi il doppio dei 63 grandi elettori del partito di Giorgia Meloni. Al terzo posto si piazza il giurista Maddalena con 61 voti di Alternativa c’è e di molti ex M5s, seguito da Casini che raggiunge quota 52. Sono trasversali, è l’analisi del senatore M5s Primo di Nicola, i voti per il presidente della Repubblica in carica: molti arrivano dal Movimento, in particolare dai senatori, mentre altri dalle fila del centrosinistra, anche dal Pd. L’obiettivo per alcuni ora sarebbe di far lievitare questo consenso nonostante Mattarella abbia più volte espresso l’intenzione di lasciare il Quirinale. Più in generale, le tante preferenze espresse per il presidente della Repubblica andrebbero lette come una richiesta di trovare una soluzione velocemente. Nonostante i tentativi di presentarsi uniti, al terzo giorno di votazioni, in Parlamento il centrodestra in Aula si mostra diviso: FdI a metà mattina decide di avanzare la candidatura di Guido Crosetto mentre Fi e Lega indicano ancora una volta scheda bianca. Il boom di voti che riesce a intercettare l’imprenditore e co-fondatore di Fratelli d’Italia lo si deve alle sue amicizie trasversali ma c’è anche chi scommette su alcuni voti arrivati dal centrosinistra, per cercare di esasperare le divisioni dello schieramento avversario, come pure alcuni sospetti si appuntano su Forza Italia. E non passano inosservati poi i 19 voti per Giancarlo Giorgetti, che sembrano siano espressione dell’ala più governista della Lega. A cui si aggiungono le 7 schede che portano il nome di Umberto Bossi, interpretate anche queste come un segnale in chiave interna al leader della Lega. I 52 voti incassati da Casini invece sono il frutto della convergenza di una parte di grandi elettori di Italia Viva e di alcuni esponenti centristi: nei capannelli del Transatlantico si anticipa il tentativo di portare allo scoperto il nome dell’ex presidente della Camera per sondare il terreno e preparare un’eventuale intesa delle forze politiche, anche per evitare una conta sulla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato e esponente di FI Maria Elisabetta Casellati.


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