Saviano, ‘Gridalo’ che tutto deve cambiare

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   ROBERTO SAVIANO, GRIDALO (BOMPIANI, PP 544, EURO 22).
    E’ il grido di chi dice basta, di chi sceglie di far esplodere i pensieri e le storie per creare nuova vita quello a cui invita Roberto Saviano nel suo nuovo libro, molto diverso da quelli che abbiamo letto finora anche se lo stimolo è sempre quello a non arrendersi, mai.
    In ‘Gridalo’, pubblicato da Bompiani, lo scrittore parla a quel ragazzo che è stato quando frequentava il liceo Diaz a Caserta, si rivolge a lui come se fosse un altro da sè, per metterlo in guardia dai pericoli, dalle trappole. Costruisce una mappa di 540 pagine perchè quello studente possa muoversi con una bussola. Un percorso costruito attraverso tante storie vere che non facciano sentire solo questo ragazzo di 16 anni. Storie di uomini e donne del passato e del presente, scelte con grande cura, che diventano compagni di viaggio nella grande avventura della storia umana, da Ipazia a Giordano Bruno, da Anna Achmatova a Robert Capa, da Jean Seberg a Martin Luther King e Francesca Cabrini. Ma ci sono anche Hulk Hogan, Joseph Goebbels, Hitler, George Floyd, Edward Snowden, i Fratelli Grimm e il poeta cinese Xu Lizhi che si è sucidato nel 2014.
    “Le storie che ti racconterò, se saprai leggerle, potrebbero all’occorrenza farti da scudo. Spero persino da munizione, una munizione particolare che, quando esplode, concede vita invece che toglierla. Consideralo il regalo di un amico, di un reduce, oppure consideralo una lanterna” dice Saviano nella prefazione.
    Ogni personaggio è accompagnato da un ritratto disegnato da Alessandro Baronciani.
    Lo scrittore nel raccontarci queste storie, che non sono proposte in ordine cronologico, oltre ad invitarci ad andare dove gli altri non hanno il coraggio, si sofferma su simboli e metafore, sul significato di democrazia oggi e sulla pandemia che stiamo vivendo. “La gestione del Covid non è una questione politica, è una questione di diritti e di democrazia. Più mancano diritti e democrazia, più il Covid avanza, e i suoi danni sono a cascata, uno contenuto dentro all’altro, come nelle scatole cinesi” dice Saviano. E poi sottolinea che “non siamo in guerra”, che il vaccino non è di destra o di sinistra e mostra quanto sia assurdo costringere gli scienziati “a pronunciarsi sul Covid-19 alla velocità del Web e alla frequenza con cui un’agenzia di stampa batte le notizie”. Mette in guardia dall’insinuarsi delle organizzazioni criminali nelle emorragie aperte dalla pandemia e afferma che la vera peste è quella economica, sociale, “quella che devasta questo capitalismo marcio”.
    La radicalizzazzione e semplificazione a cui assistiamo oggi si trova negli studi del giurista e politologo tedesco Carl Schmitt che ci rivela che “l’unico modo possibile per governare una persona è farla sentire circondata da nemici”. Mentre la morte della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa il 7 ottobre 2006 mentre rientrava dal supermercato, ci fa vedere dove si può arrivare se non si riesce a “delegittimare” chi si vorrebbe. Saviano invita anche a smetterla di considerare il gossip qualcosa di innocuo e a rendersi conto che invece è il metodo più efficace per azzerare una persona colpendo la sua sfera privata o quella economica o smontando la sua immagine pubblica, la sua credibilità e dignità.
    Al filo rosso che unisce la vittima al carnefice ci porta inaspettatamente la storia del giornalista Jamal Khashoggi che dall’Arabia Saudita, dove era bersaglio del regime, si è trasferito nel 2017 negli Stati Uniti ed è stato ucciso e fatto a pezzi, al consolato di Istanbul nel 2018. E i baffetti di Hitler che sembrano tanto ridicoli erano invece un messaggio in codice “destinato a tutti quelli che avevano vissuto gli orrori del gas, che ne erano stati terrorizzati, che avevano dovuto tagliare male i loro baffi per farli entrare dentro a una maschera” ci racconta Saviano che con queste storie vuole che quel ragazzo acquisisca un metodo che a lui è mancato. “Perché avanzavo senza addestramento, senza orizzonte. Non avevo paura, non l’ho mai avuta – questo è stato il grande problema – ma ero del tutto impreparato” spiega lo scrittore che si rivede negli anni in cui hai la vita davanti.
    Il vero problema per chi non tollera che si sfugga al controllo alla fine di tutto non sono tanto gli scrittori ma i lettori perchè “chi legge difficilmente si fa bastare lo slogan, la frase fatta, l’icona, il simbolo”. Tra le pagine più belle quelle dedicate al valore della parole che non “sono solo parole” come si dice comunemente.
    Il sentiero da seguire è quello che mantiene il cuore puro che è un cuore che ha vissuto, è passato attraverso l’inferno, ma è rimasto autentico ed è quello di chi ha compreso che “la felicità o è collettiva o non è”.
    Alla fine di ogni storia c’è un grido diverso e tutti insieme diventano un coro, un mantra che dice “Gridalo che non vale la pena vivere a queste condizioni, gridalo che tutto deve cambiare!”. (ANSA).
   


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