Repubblica – Inzaghi e il Bologna, ritorno al passato

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Il 27 gennaio 2019 rappresenta una data simbolo per il Bologna di Saputo, fungendo da vero e proprio spartiacque: è il giorno della disfatta interna per 0-4 contro il Frosinone, sconfitta che determinò l’esonero di Inzaghi e il subentro di Mihajlovic.

Quel Bologna era terzultimo in classifica e tra le serie candidate alla retrocessione, con numeri impietosi: 14 punti in 21 partite, di cui 11 chiuse a zero gol fatti. Oltre a un 3-5-2 che stentava a decollare fin da inizio campionato, con la fase offensiva pressochè nulla e una difesa in linea con le statistiche attuali(34 gol subiti all’epoca, 35 oggi). Il fallimento di Inzaghi a Bologna ha radici lontane: dalla campagna acquisti con Santander(che risultò comunque tra i migliori sotto la sua gestione) e Falcinelli in attacco, alle promesse future di Europa, seguendo lo slogan “Fire and Desire”, coniato appositamente da Saputo per l’arrivo di Pippo. Dalle polveri di quell’esperienza, il Bologna di oggi costruisce il suo futuro, con l’era di Sinisa che è nata proprio dal rimettere insieme i cocci di quell’annata, portando la squadra al primo e finora unico piazzamento tra le prime 10 della presidenza Saputo. Domani Inzaghi tornerà per la prima volta da avversario al Dall’Ara, e ritroverà anche 11 volti noti(il dodicesimo è Santander): Skorupski, Danilo, Dijks, Svanberg, Sansone, Soriano, Orsolini, Da Costa, Mbaye, Poli e Palacio. Segno che il nocciolo della sua ex squadra c’è ancora, e con parte di quel gruppo il Bologna fonda ancora il suo presente. Tutto da buttare non era.

Fonte-Repubblica

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