Paul McCartney, nuovo album figlio del lockdown

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(ANSA) – ROMA, 25 OTT – Fa una certa impressione constatare
che la nuova uscita discografica di Paul McCartney avvenga a
poco più di 50 anni dalla sua uscita dai Beatles. Era aprile del
1970 e Paul annunciò l’abbandono della band e contemporaneamente
la pubblicazione del suo album solista. Quell’intervista per il
mondo fu uno shock, per John Lennon un tradimento. In
quell’album del 1970, quasi simbolicamente, suonava tutto da
solo, un’abitudine per altro consolidata, quella “dell’uomo solo
al comando”, che da un certo punto in poi aveva incrinato i
rapporti tra i Beatles.
    Col tempo il solo album è diventato anche un appuntamento
sul calendario dei fan: nel 1980 arriva “Paul McCartney II”,
guarda caso il primo dopo lo scioglimento dei Wings, un album in
cui Sir Paul si sbizzarrisce con i sintetizzatori e che
all’epoca suonava sperimentale. Andò primo in classifica, i “Die
Hard Fans” lo amano molto ma lui dopo qualche anno disse che “i
sintetizzatori suonano finti”.
    Passano 40 anni ed ecco “Paul McCartney III”, terzo capitolo
della trilogia. Ma le ragioni della scelta della solitudine sono
purtroppo molto diverse da quelle dei primi due. Perchè questo
nuovo album, che uscirà l’11 dicembre, nasce dall’isolamento in
cui anche l’ex Beatles ha vissuto come tutti durante il
lockdown.
    Paul non aveva pianificato uscite discografiche nel 2020 ma,
nell’isolamento, ha cominciato a lavorare su pezzi già esistenti
e a crearne di nuovi.
    Parlando dell’album, Paul ha detto: “vivevo in isolamento
nella mia fattoria con la mia famiglia e andavo ogni giorno nel
mio studio. Dovevo lavorare su un po’ di musica da film e questo
si è trasformato nel brano d’apertura e poi, quando è stato
fatto, ho pensato: cosa farò dopo? Avevo delle cose su cui avevo
lavorato nel corso degli anni, ma a volte il tempo si esauriva e
rimanevano a metà, così ho iniziato a pensare a quello che
avevo. Ogni giorno iniziavo a registrare con lo strumento su cui
avevo scritto la canzone e poi, gradualmente, stratificavo il
tutto. Ho fatto musica per me stesso, cose che mi piaceva fare.
    Non avevo idea che il lavoro sarebbe diventato un album”.
    (ANSA).
   


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