Pappano e i concerti senza pubblico, ‘Ci sentiamo puniti’

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‘Ovviamente tutti noi siamo rimasti molto dispiaciuti per la decisione dei concerti senza pubblico dopo aver messo in moto protocolli di sicurezza, di ventilazione degli spazi per rendere la sala davvero sicura e ‘friendly’, con il pubblico distanziato e con la mascherina. Ci sentiamo puniti, dopo essere stati colpiti già parecchio quest’anno”. Il maestro Antonio Pappano descrive così il suo stato d’animo per il concerto di venerdì sera con la pianista Beatrice Rana, il suo primo della stagione sinfonica di Santa Cecilia nella grande sala vuota dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, trasmesso in diretta da Rai Radio 3 e in streaming su raicultura.it, in conseguenza delle nuove restrizioni imposte dall’ emergenza Covid-19.
Al suo ‘caro pubblico’, come spesso è solito salutare dal podio prima di un concerto, Pappano lancia però un messaggio di ottimismo: ”Teniamo duro perché non sarà facile, ma la grande musica è sempre qui. In breve tempo torneremo insieme. Non mollate”. “Non siamo gli unici a essere colpiti – dice all’ANSA il direttore musicale di Santa Cecilia – e naturalmente sono consapevole della serietà degli aspetti sanitari, ma devo dire che tanti musicisti che non hanno un lavoro a tempo indeterminato stanno morendo di fame. E’ una grande frustrazione”. Che cosa prevede per i prossimi mesi? ”Fino a Natale continueremo a fare concerti in streaming. E’ importante per me che l’orchestra e il coro continuino a lavorare, mantenendo il rapporto con il nostro pubblico. Siamo qui per loro, per trasmettere emozioni forti e belle, per fare sentire che siamo insieme, una squadra. Non vogliamo mollare. Per l’anno nuovo dobbiamo sapere per capire come continuare”. Pappano fa riferimento anche alle difficoltà della Scala di Milano dove a gennaio/febbraio ha in programma un ‘Così fan tutte” di Mozart. ‘Saranno in grado di farlo? Nessuno è in grado di dirlo”. Quali problemi immediati dovrà affrontare l’Accademia Nazionale? ”Il più serio è la mancanza di incassi. Il nostro budget è fatto dal sostegno delle istituzioni e dai nostri sponsor, ma senza incassi ci troviamo in una situazione finanziaria precaria. Per me è molto importante tenere allenati i miei musicisti e il coro per non farli morire artisticamente, ma c’è grande preoccupazione per come si svilupperà questa situazione”. Il maestro anglo-italiano esprime la stessa paura per Londra, dove andrà domani. “Al Covent Garden tutto è ancora più complicato perché si tratta di un teatro d’opera , la macchina è molto più complessa. Un mese fa, finalmente, ci sono stati eventi per un pubblico ridotto, ma ora ci hanno chiusi di nuovo. A fine novembre avrei dovuto fare il ‘Falstaff’ in forma di concerto, ma è stato cancellato perché senza incassi è impossibile organizzare un cosa così costosa”. Questi mesi di emergenza che cosa le hanno insegnato? ”Devo ammettere che il distanziamento tra i musicisti non è un fatto del tutto negativo. Il suono ha più libertà, l’orchestra suona in modo diverso. Soffermandosi solo sull’aspetto sonoro il risultato è affascinante. Anche negli archi, che hanno un leggio ciascuno, c’è una responsabilizzazione di ogni musicista. Artisticamente è un bellissimo esercizio perché tutti devono ascoltare gli altri anche per le distanze diverse. Ognuno deve prestare maggiore attenzione all’altro e questo fa sempre bene a una orchestra”. Il maestro guarda comunque avanti con fiducia. ”Se rimaniamo insieme, se siamo una squadra possiamo veramente uscire in buona salute da questa situazione. Ora non è il momento delle polemiche e dei conflitti, l’Accademia deve restare unita. Io credo che torneremo a godere della musica come un tempo. Sono assolutamente certo della necessità di quanto facciamo e del bisogno e della voglia del pubblico di sentire musica e di condividere queste esperienze in sala, lo abbiamo visto l’estate scorsa nella Cavea all’aperto con le sinfonie di Beethoven. Abbiamo sperimentato la grande gioia degli spettatori nel riassaporare la musica dal vivo”. Quali compositori ha preferito durante il lockdown? ”Avendo avuto più tempo per dedicarmi al pianoforte in questi mesi ho suonato due estremi, Bach e Mozart, e la Sonata per violoncello e pianoforte di Rachmaninoff. Per affrontare quella Sonata bisogna studiare notte e giorno e quindi ho avuto potuto la possibilità di gustare quella musica e vedere volare le mie dita, di approfondire la conoscenza di una composizione bellissima, commovente e piena di vita. E’ stata un po’ la mia colonna sonora di questo periodo lungo e difficile’
   


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