Oms: AstraZeneca raccomandato anche per gli over 65

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«Impatto significativo sulle forme più gravi»

Lo studio “incriminato”, condotto dall’Università del Witwatersrand (Sudafrica) e dall’Università di Oxford, è stato anticipato dal Financial Times: un portavoce ha spiegato che gli autori non sono stati in grado «di accertare l’efficacia del vaccino contro casi gravi della malattia e nei casi di ospedalizzazione, perché i soggetti esaminati erano giovani adulti in salute». Nonostante la “bocciatura” (comunque molto parziale), l’Oms ha scelto di appoggiare AstraZeneca in modo esplicito. Il responsabile vaccini dell’Oms, Kate O’Brien, ha detto che «il vaccino ha un impatto significativo sulle forme più gravi, inclusa la variante sudafricana». Entro la fine della settimana si attendono inoltre i risultati della valutazione del Comitato di esperti dell’agenzia dell’Onu. Per il direttore delle emergenze dell’Oms, Mike Ryan, in questo momento è vitale utilizzare gli strumenti a nostra disposizione per salvare vite: «La funzione primaria dei vaccini in questa fase è ridurre i ricoveri in ospedale e le vittime. E in questo senso stanno funzionando. Forse ci serviranno vaccini migliori, ma in un momento di emergenza si fa quel che si può».

Il programma «Covax» per un accesso equo

Secondo l’Oms e l’Unicef circa 130 Paesi nel mondo, con una popolazione complessiva di quasi 2,5 miliardi di persone, devono ancora somministrare la prima dose di vaccino. L’Oms potrebbe emettere già lunedì, secondo quanto anticipato dal Financial Times, un documento per l’uso di emergenza del vaccino AstraZeneca. Sebbene questa autorizzazione non sia necessaria ai Governi locali per usare il vaccino, serve invece per iniziare le somministrazioni nell’ambito del programma Covax, guidato dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità, da Gavi (Alleanza per i vaccini) e dalla Coalizione per l’innovazione in materia di preparazione alle epidemie (CEPI). Obiettivo di Covax è accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini contro Covid e garantire un accesso giusto ed equo a tutti i Paesi del mondo. Il vaccino AstraZeneca si presta a un’operazione di questo genere, sia per il costo basso (2,80 euro a dose), sia per la facilità di conservazione e trasporto (si mantiene in frigorifero).

Sudafrica, dosi AstraZeneca in vendita

Tutta la questione è nata appunto in Sudafrica, dove le autorità hanno sospeso l’avvio di un ambizioso programma di vaccinazione, con un milione e mezzo di dosi AstraZeneca già consegnate, annunciando che sarà invece utilizzato il vaccino monodose di Johnson & Johnson. Il Paese sta valutando la possibilità di scambiare o vendere le dosi AstraZeneca e il ministro della Salute Zweli Mkhize ha affermato che «ci sono già alcuni Paesi che chiedono di acquistarle». In tutto il mondo, intanto, cresce l’allarme per le varianti. Tanto che, ha avvertito l’amministratore delegato della Johnson & Johnson Alex Gorsky, «potrebbe essere necessario vaccinarsi contro Covid una volta all’anno, per molti anni. Purtroppo — ha spiegato — più il virus si diffonde, più muta. E ogni volta che muta, la variante può rispondere in modo diverso, non solo ai farmaci ma anche al vaccino». Sulla rivista Nature i ricercatori Dennis Burton e Eric Topol dello Scripps Research Institute di La Jolla hanno parlato della necessità di ragionare sul lungo termine, non limitandosi ai vaccini (che non servono per curare i soggetti già malati): «È il momento di prepararsi già alla prossima pandemia, rafforzando la ricerca sui cosiddetti “anticorpi ad ampio spettro” in grado di combattere simultaneamente diverse varianti di uno stesso virus».

La paura per le varianti del virus

Intanto, la variante inglese è arrivata a sfiorare quota 38% nella regione di Parigi e le varianti inglese e sudafricana costituirebbero il 20% dei contagi in Germania. La Gran Bretagna, da parte sua, ha deciso di imporre un triplo test ai viaggiatori proprio per identificare tempestivamente le varianti: da lunedì è previsto infatti l’obbligo di altri 2 tamponi (dopo 2 e 8 giorni dall’ingresso), oltre a quello in partenza, per chiunque sia autorizzato a viaggiare o rientrare in Gb. Ma che la corsa contro le varianti si stia facendo sempre più difficile lo dimostrano, tra gli altri, due nuovi studi. I ricercatori dell’Università Statale di Milano hanno identificato una nuova mutazione, che potrebbe avere conseguenze sulla diffusione del virus nell’organismo umano e sulla sua evoluzione clinica, ma che non sembra avere effetto sull’efficacia dei vaccini, mentre l’Istituto di ricerca brasiliano Adolfo Lutz ha confermato la scoperta di un’altra variante in Brasile, chiamata “P2” e diversa da quella identificata nella regione Amazzonica (“P1”).

A chi sono destinate le dosi AstraZeneca in Italia

In Italia la variante brasiliana è stata trovata in singoli individui o piccoli gruppi in Umbria, a Bologna, nelle Marche, in Abruzzo, Molise, Toscana, a Messina e in Alto Adige. Per questo, avverte Massimo Galli, direttore Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano, bisogna intercettare le mutazioni prima ancora che si crei un focolaio, facendo una mappatura efficace attraverso un «sistema-sentinella». Netto il giudizio del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: «La mia personale opinione è che il blocco tra le Regioni dovrebbe essere mantenuto per altre due settimane (il Governo sta valutando una proroga, ndr), perché con le varianti in circolazione il rischio è troppo alto». Per quanto riguarda il vaccino AstraZeneca, le prime 249mila dosi consegnate all’Italia sono state distribuite e ne sono in arrivo altre entro il fine settimane: tra i primi destinatari le forze di polizia e armate, il personale scolastico e quello delle carceri.

Seconda dose dopo 10 settimane

Le Regioni però hanno sollevato dei dubbi chiedendo chiarimenti al ministro uscente della Salute Speranza dopo una riunione della Commissione Sanità, ha spiegato l’assessore alla Salute del Piemonte (e presidente della Commissione) Luigi Icardi: i dubbi riguardano l’eventuale uso di AstraZeneca per le persone over 55 e senza patologie, l’acquisto da parte dell’Italia di vaccini in autonomia rispetto agli accordi con l’Europa e la data di somministrazione della seconda dose. Su quest’ultimo punto il Ministero ha risposto con la circolare in cui l’Aifa raccomanda che la seconda dose AstraZeneca sia somministrata «idealmente nel corso della 12esima settimana (da 78 a 84 giorni) e comunque a una distanza di almeno 10 settimane (63 giorni) dalla prima dose». Nella circolare si sottolinea inoltre che, non essendoci dati disponibili sull’intercambiabilità con altri vaccini, «i soggetti che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca devono ricevere la seconda dose dello stesso vaccino». Anche sulla possibilità di utilizzare il siero per le persone oltre i 55 anni senza patologie l’Aifa ha dato un parere chiaro: «Sulla base dei risultati di immunogenicità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio di tale vaccino risulta favorevole anche nei soggetti più anziani senza fattori di rischio». Posizione alla quale si aggiunge la precisazione arrivata dagli esperti dell’Oms, che ne hanno appunto raccomandato l’utilizzo anche per le persone con oltre 65 anni.

Difficoltà operative per il limite dei 55 anni

«Sul vaccino AstraZeneca c’è troppa confusione, occorre una parola definitiva da parte di Aifa e del Ministero della Salute, dopo le raccomandazioni degli esperti dell’Oms sul limite dei 65 anni e sull’efficacia. È necessario non spaccare le categorie lavorative, si crea un discrimine e si rallenta la vaccinazione — ha detto l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato —. La limitazione dei 55 anni comporta per noi delle difficoltà operative molto rilevanti, in quanto si suddividono intere categorie professionali. Questo genera delle difficoltà. Speriamo che Ministero della Salute e Aifa possano rivedere la posizione associandola alla Germania, ovvero somministrare AstraZeneca fino ai 65 anni». Rassicura il viceministro della Salute Sileri: «AstraZeneca è un vaccino autorizzato, efficace e sicuro. La dimostrazione è che l’Oms ha detto che può essere usato su tutti. Noi abbiamo messo il limite dei 55 anni, ma è un vaccino esattamente sovrapponibile agli altri, con l’unica differenza che la seconda dose è raccomandato farla 12 settimane dopo la prima». Dello stesso parere Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova: «Spero che le Autorità sanitarie del nostro Paese autorizzino il vaccino AstraZeneca almeno per gli under 65. Non allargare a questa fascia di età la somministrazione del vaccino, a mio avviso, sarebbe un grande autogol».

«Le varianti non bucano la mascherina»

Per quanto riguarda, i generale, i rischi legati alle varianti, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha fatto il punto su quel che sappiamo oggi. «Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia, ma diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere a questa domanda» scrivono gli esperti dell’Iss. Mentre sui farmaci in uso e in sperimentazione «non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia». Sulle regole di protezione individuale “anti-varianti”, l’Iss richiama al rispetto rigoroso delle misure sottolineando che al momento non sono emerse evidenze scientifiche per cambiare strategia. Quindi mascherine, distanziamento e igiene delle mani. «In base alle conoscenze attuali le varianti non bucano la mascherina, se la si indossa, si sta a distanza e si seguono le regole, variante o non variante non ti infetti» ha sottolineato l’epidemiologo dell’Università Campus Biomedico di Roma Massimo Ciccozzi.

11 febbraio 2021 (modifica il 11 febbraio 2021 | 16:37)

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