Ogni volta che parla il cittadino Sinisa

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Di destra, di sinistra, di Sinisa. Così si divide ora Bologna quando l’allenatore durante gli appuntamenti con la stampa si diverte a debordare dallo spartito calcistico. La battuta sui decreti del governo, pronunciata prima della partita contro il Cagliari, è solo l’ultima. Mihajlovic è un uomo libero che risponde alle domande ed esprime le proprie opinioni quali che siano, incurante di chi può apprezzarle o meno. In attesa di ricevere dal sindaco Virginio Merola la pergamena ufficiale, Sinisa è già cittadino onorario di Bologna. Lo scorso luglio, quando si votò, tre consiglieri su trenta si schierarono contro. Ora di quella onorificenza si chiede conto a Mihajlovic ogni volta che parla, a modo suo. A qualcuno non piace che Sinisa faccia Sinisa, ad altri sì. Amelia Frascaroli, che votò no alla cittadinanza, dopo il sarcasmo del tecnico riguardo ai decreti di Giuseppe Conte, in aula è tornata sull’argomento: «Il problema siamo noi, non è lui» ha detto Frascaroli, ironizzando sul linguaggio colorito utilizzato da Mihajlovic nei confronti del governo.

Sinisa Mihajlovic
Sinisa Mihajlovic

Dov’è il problema?

Dove sta, questo problema? Riservatissimi, gli altri nomi del consiglio e della giunta l’argomento non lo sfiorano. Qualche imbarazzo c’è. Forse non a Palazzo d’Accursio, ma sui social corre veloce l’impercettibile crepa nel fronte comune. Una crepa lì già da gennaio, quando Sinisa si schierò apertamente con Lucia Borgonzoni candidata perdente alle regionali. Il tema: Sinisa non c’entra nulla con la storia della città, perciò quando Sinisa è se stesso molto probabilmente entra in collisione con un tessuto culturale riconosciuto e consolidato. Chi gli va contro, ci arriva per strade diverse: Sinisa non è all’altezza di altri illustri cittadini onorari, Sinisa non dovrebbe occuparsi di politica, Sinisa è meglio che pensi a vincere le partite, e così via.

Il pensiero di Renzo Ulivieri

«E invece io dico che Sinisa non solo fa bene a parlare di politica e a criticare il governo — risponde Renzo Ulivieri — ma ha il dovere di farlo. È un cittadino e un lavoratore, in un momento come questo è importantissimo che si ricominci a parlare di politica e lo si faccia anche fuori dai soliti canali. La forma conta? Capita a tutti di lasciarsi andare. Io non sono un tifoso di Giuseppe Conte, ma nemmeno condivido la frase di Mihajlovic. Ma scandalizzarsi perché un allenatore parla di politica, o perché lo fa con toni coloriti, è sbagliato. Esprimere posizioni politiche è un dovere». Renzaccio, antico comunista, uomo intelligente, con la battuta tagliente, è l’esempio vivente dello sportivo che parla di politica, bacchetta, interviene. Quando allenava il Bologna si diceva che facesse entrare Luca Cecconi solo nel secondo tempo perché era di Forza Italia. Leggenda o meno, nessuno ha mai avuto dubbi da che parte stesse Ulivieri. Né gli si poteva tappare la bocca. Come a Sinisa. «Io con lui ho parlato a lungo, siamo su sponde opposte. Abbiamo discusso anche della Jugoslavia e delle scelte del governo D’Alema. Ci si può opporre alla cittadinanza onoraria di Sinisa sulla base delle sue opinioni politiche? Suvvia. Quando gli è stata conferita c’era un’onda emotiva legata alla sua lotta contro la malattia, al suo successo con il Bologna. Anche se non c’è stata l’unanimità non si può certo limitare la visione personale di Sinisa: lui deve poter continuare a coltivare il suo pensiero, se poi qualcuno s’offende è un problema suo…».

Il cittadino Mihajlovic

E sia. Il cittadino Mihajlovic divide, se è cittadino di Bologna ancora di più. Inutile rispolverare il libro dei ricordi, la tigre Arkan, la Stella Rossa, la guerra. Sinisa l’ha spiegato mille volte come la pensa. Il passato e il calcio c’entrano poco in questa vicenda tutta bolognese. «La cittadinanza — spiega Roberto Fattori, capogruppo Pd in Comune — fu data in un momento particolare e di grande empatia con la città: uno però non può essere sempre sotto esame. Le motivazioni di quel riconoscimento le espresse bene Matteo Lepore in aula. L’esempio sportivo non c’entra niente. Si è invece sottolineato l’esperienza umana di una persona che ha catalizzato intorno a sé energie positive, diventando un simbolo di aiuto anche per altre persone, un aiuto per tanti. Noi dobbiamo tornare al sentire di Bologna un anno fa, è un percorso iniziato a dicembre 2019 con tutta la città stretta attorno a lui». La città tutta, quindi, non quella che lo ama solo quando vince. E anche quella che non vota dove vota lui, o non parla come parla lui. «Il gergo di Sinisa è sempre piuttosto colorito, non si può pensare che diventi improvvisamente oxfordiano. Esprimersi schiettamente è lecito. Certo, un personaggio pubblico potrebbe stare attento a certe frasi, ma la sua caratteristica è quella» chiude Fattori.

La guerra dei due mondi

Probabilmente il punto sta nella guerra dei mondi. Di calcio si può parlare dicendo pure qualche parolaccia, secondo qualcuno. Di politica no. Allora il calciatore che parla di politica non sta bene, fa un’invasione di campo, deve stare nel suo. Quando nel 431 avanti Cristo agli ateniesi Pericle disse che «un uomo che non s’interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile» probabilmente era molto più moderno di tanti osservatori odierni. Una volta a Bologna se ne sarebbe parlato per giorni. «Con l’aria che tira di questi tempi trovo il tema irrilevante» taglia corto invece il filosofo Stefano Bonaga. Quindi la questione resta aperta, a ogni conferenza stampa una fetta della sinistra cittadina aspetterà quale miccia potrà accendere Mihajlovic, un’altra fetta sarà pronta a rinfacciargli di non essere adeguato alla cittadinanza onoraria. Una cittadinanza «social», si potrebbe dire. L’onda emotiva che vince su tutto. Se nel Novecento occorreva una vita di gloria, genialità, lotta contro il male per ricevere un premio, oggi basta l’emozione. «San Miniato, il mio paese — racconta Ulivieri — ha premiato Sinisa con il Tartufo d’oro per i messaggi positivi che ha lanciato durante la sua malattia. Appena sarà possibile gli consegneremo il premio». Qualcuno pensa, ma non lo dice: anche il Comune di Bologna ha voluto mettere il cappello su un personaggio sotto i riflettori, capace di commuovere e di dimostrare valori umani straordinari, di aiutare la lotta contro la leucemia, di unire persino tifoserie rivali come quella rossoblù e quella della Lazio, di portare centinaia di persone a piedi a San Luca. Onorarlo era un gol a porta vuota. Bisognava segnarlo. «Sinisa ha fatto superare rivalità storiche, di fronte a certe cose altre differenze si mettono da parte. Quello è il senso della cittadinanza onoraria. Ma basterebbe leggere le motivazioni, è tutto scritto lì…» aggiunge Fattori.

Il rilancio di Bologna

Eccole, allora, in sintesi. «L’impronta di Mihajlovic contribuisce a rilanciare il Bologna nel panorama calcistico nazionale. La scelta di vita e di continuità che Sinisa ha mostrato, è stata esemplare sotto ogni aspetto: sul campo e nell’affrontare la difficile sfida della malattia. Il legame che si è creato tra Bologna e Mihajlovic va dunque oltre la passione sportiva ed è diventato un valore, un rapporto di sincera umanità, un vincolo di comunità riconosciuto in tutta Italia e all’estero». Tutto questo può venir meno, quando il cittadino — prima ancora che bolognese — Sinisa parla d’altro e non di calcio? Quando s’esprime a modo suo? Si può utilizzare il linguaggio colorito, forse stonato, per colpirne il pensiero politico? Non si dà la cittadinanza a un amico di Arkan? Perché la sfida, se Mihajlovic resterà rossoblù fino al 2023, data di scadenza del contratto, è tutta qui: un equilibrio tra libertà, cultura, imbarazzi e ideali.

6 novembre 2020 (modifica il 6 novembre 2020 | 10:47)

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