Nuove Brigate rosse, lettere di minacce a Zaia e Bonaccini

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Alcune lettere firmate “Nuove Brigate Rosse” sono state recapitate in decine di Comuni (anche quello di Bologna) e anche negli uffici di alcuni presidenti regionali. Tra questi il governatore del Veneto Luca Zaia e quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. La lettera contiene minacce generiche rivolte a comunità e cittadinanza e non contro le singole autorità. Erano stati per primi alcuni sindaci emiliano romagnoli a far trapelare la notizia poi in serata anche Bonaccini ha sciolto le riserve con un post pubblicato su Facebook. «Anche al sottoscritto è arrivata la missiva. Minacce indegne, ho contattato le autorità competenti e spero siano individuati i responsabili». In Emilia Romagna la stessa lettera era stata recapitata ai sindaci Virginio Merola di Bologna, Gian Luca Zattini di Forlì, Andrea Gnassi di Rimini, Michele De Pascale di Ravenna, Alan Fabbri di Ferrara e Gian Franco Muzzarelli sindaco di Modena. Ad annunciarlo per primo era stato il sindaco di Ferrara che aveva precisato che nella missiva “compaiono pesanti minacce, non rivolte specificamente contro la mia persona, ma contro la nostra comunità, sia come Ferrara che come Paese”. Anche il sindaco di Rimini e presidente di Anci Emilia Romagna Andrea Gnassi in un lungo appello rivolto alla cittadinanza per chiedere che vengano rispettate le norme restrittive in vigore per arginare l’epidemia di coronavirus in corso, ha spiegato di aver ricevuto la lettera. “Ieri, anche a me, come ad altri sindaci della regione – ha scritto – è arrivata la lettera firmata ‘Le nuove Brigate Rosse’ in cui si lanciano folli accuse e ancora più folli promesse di atti violenti verso le nostre comunità. Ho segnalato il fatto all’autorità competente ma il clima è brutto, molto brutto, e confuso. Serve un eccezionale senso di responsabilità in ogni componente della società italiana: Governo e Istituzioni”. Anche il sindaco di Ravenna Michele De Pascale ha confermato di aver ricevuto la stessa lettera. Sia a Rimini che a Ferrara che a Ravenna le lettere sono state consegnate alle rispettive Questure.

Luca Zaia e Stefano Bonaccini (archivio)
Luca Zaia e Stefano Bonaccini (archivio)

Seconda volta in Veneto

Mentre in Emilia Romagna non si hanno notizie di precedenti minacce a sindaci e politici in Veneto, già il 21 settembre scorso il presidente Zaia era stato minacciato. “Sei un asino vorrei spararti in bocca” avevano scritto ignoti – subito denunciati – in una mail. Ora si viene a sapere dell’arrivo di questa lettera cartacea firmata da sedicenti «Nuove Brigate Rosse» che avrebbero nel mirino i rappresentanti dello Stato in un momento storico in cui gli effetti della pandemia stanno innescando proteste di piazza e una tensione sociale che si fa ogni giorno più forte. «Il subbuglio c’è e la situazione non è certo da sottovalutare, ma non credo sia possibile un ritorno delle Brigate Rosse degli anni di piombo», ha detto – commentando le lettere – Sandro Leonardi, figlio di Oreste, capo della scorta di Aldo Moro ucciso dalle Br nell’agguato di via Fani il 16 marzo 1978. «Mi viene più facile pensare che si tratti di qualcuno che vuole cavalcare il momento».

Le indagini della Digos

Sull’episodio indaga la Digos. È stato accertato che la lettera è stata inviata a numerosi sindaci e istituzioni politiche in tutta Italia. Quel che è certo è che il documento (fogli firmati «Nuove Brigate Rosse» e contraddistinti dalla stella a cinque punte disegnata a penna) risulta fotocopiato e i contenuti non differiscono da sindaco a sindaco e da Comune a Comune. Minimo comun denominatore sono le minacce generiche indirizzate verso il Paese e le singole comunità cittadine, mentre non sono state riportate minacce specifiche contro i destinatari.

11 novembre 2020 (modifica il 11 novembre 2020 | 11:42)

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