Monza, San Gerardo al collasso, barelle in tutti gli spazi: «Prendete i nostri pazienti»

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Misure drastiche, ancor prima obbligatorie, e dettagli nella gestione della quotidianità che non lo sono per niente. La progressione della gravità nell’ospedale San Gerardo di Monza, il maggiore presidio medico in una delle zone d’Italia più flagellate dalla seconda ondata della pandemia, appare inesorabile. Il fatto che una notizia, veicolata dai social per tutta la mattinata, sia poi risultata falsa, come verificato dal Corriere attraverso differenti fonti, forse non muta lo scenario. Secondo alcuni, lo procrastina e basta. Di qualche giorno. Per intanto i codici verdi in pronto soccorso sono stati dirottati altrove, in una struttura che ormai conta, ogni settimana, come ammesso dal direttore generale Mario Alparone, tra i trenta e i quaranta pazienti morti di Covid, con il bilancio più prossimo al secondo numero che al primo. Non ci sono — per ora — bare posizionate dove capita, a conferma dunque di una situazione totalmente fuori controllo come invece raccontava quella falsa notizia, s’ignora partita da chi e perché, e peraltro ripresa da interlocutori di livello. Ma che nei reparti le barelle dei malati sostino ovunque, in assenza di spazi, ecco, è un dato incontrovertibile.

Così come la necessità di un aiuto esterno, non rimandabile. Giovanna Iannantuoni è rettrice dell’università Bicocca. Fa sapere non di persona ma attraverso una nota diffusa dal suo ufficio stampa: «L’ateneo è legato all’ospedale sin dalla sua fondazione. A marzo, nel pieno dell’emergenza Covid-19, la maggior parte dei pazienti accolti dal San Gerardo proveniva da altri territori. Un gesto di solidarietà che non mi stupisce perché conosco i medici, il direttore generale, gli infermieri… Molti sono nostri giovani laureati… Sapere che questa struttura è in sofferenza, mi rattrista e mi lascia sgomenta. I posti letto destinati ai malati Covid-19 sono praticamente esauriti, c’è bisogno di un intervento deciso, di un gesto di solidarietà da parte degli altri ospedali della regione».

Qualcosa si muove. Poco, pochissimo. Quasi niente. «Sì, una decina di pazienti sono stati trasferiti nel fine settimana… Ma noi ne ricoveriamo 40 al giorno…» dice Alparone. A proposito di numeri: sono 450 i malati nell’ospedale, dei quali 43 in terapia intensiva; tra medici e infermieri, in 340 sono risultati positivi e non sono in servizio. Solo venerdì, i carri funebri entrati nel parcheggio davanti alla camera mortuaria sono stati 24. Il personale è sfiancato, in molti casi anche infastidito dalla forte consegna al silenzio, che impedisce di resocontare il reale quadro. A cominciare da quei dettagli che non lo sono per niente. Ammette un’infermiera, che non vuole tacere: «Non riusciamo a far mangiare i pazienti in orario, consegniamo il cibo alle due e mezza, un quarto alle tre, e di fretta… Questo è un segnale di come l’intero governo del San Gerardo si stia sfaldando. Non so sinceramente quanto dureremo». L’esterno del pronto soccorso, dove la guardia giurata vigila sui movimenti degli operatori delle televisioni, non trasmette lampanti segnali. Pura facciata. L’arrivo delle ambulanze, in certe fasce orarie a ritmo sostenuto, una ogni quattro, cinque minuti, ribadisce l’alta pressione sulla struttura. Ancora però manca, sempre a detta del personale, una definitiva presa d’atto di uno stato drammatico, evidentemente non raccolta, nella sua impellenza, dai vertici politici.

9 novembre 2020 | 07:15

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