Merkel fa autocritica: «Errori nel contenimento del virus. Le varianti possono avere effetti catastrofici»

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BERLINO – Voleva di più Angela Merkel. Chiedeva che il lockdown fosse prolungato fino a metà marzo e oltre, chiedeva che le scuole non riaprissero almeno fino alla fine di febbraio, chiedeva che la linea dura contro la pandemia non subisse cali di intensità, di fronte alla minaccia rappresentata dalle nuove varianti del Covid-19. Ancora una volta però la cancelliera si è scontrata con le resistenze di molti premier regionali, preoccupati dalle conseguenze per l’economia e dalla tenuta sociale dei loro Länder. Così Merkel ha dovuto accettare il compromesso di un lockdown fino al 7 marzo e di una riapertura progressiva e differenziata di scuole e nidi, affidata cioè alle valutazioni di ogni singolo Land, con la maggior parte dei premier orientata a iniziare dal 22 febbraio.

Ma la cancelliera non ha rinunciato al suo ruolo di madre della nazione e questa mattina al Bundestag si è rivolta direttamente ai tedeschi, in uno di quei discorsi lucidi e appassionati allo stesso tempo che sono diventati la sua specialità. Attenzione, ha avvertito Merkel, le nuove forme del Covid-19 sono già tra noi, attualmente rappresentano il 5,7% dei casi totali: «Ma gli esperti ci dicono che è soltanto questione di tempo perché queste mutazioni diventino prevalenti e prendano il posto del virus originario. Dobbiamo quindi essere molto, molto vigili per evitare di cadere nuovamente in una crescita esponenziale dei contagi». Merkel ha ammesso che sono stati fatti degli errori, che la «politica ha mancato di restringere la vita pubblica in modo sufficientemente tempestivo di fronte alla crescita dei contagi».

Ma dopo i picchi di fine anno e gennaio, la cancelliera ha spiegato che Germania è ora sulla buona strada grazie al lockdown duro deciso dal 16 dicembre: «Il numero dei nuovi contagi è sceso (nelle ultime 24 ore sono stati 10237 con 666 decessi n.d.r.) e abbiamo evitato un eccessivo stress sul nostro sistema sanitario, grazie a Dio». Ma secondo Merkel prolungare il lockdown, sia pure soltanto fino al 7 marzo, era indispensabile per continuare su questa strada: «Il virus non dipende da una data ma dal numero delle infezioni e dal modo in cui si propaga».

La cancelliera non perde però il punto di vista generale e ha ricordato l’alto prezzo pagato dall’intera società tedesca in questo anno di pandemia: «Una grave limitazione della libertà senza precedenti nella storia della Repubblica Federale, forte pressione personale, solitudine, preoccupazioni economiche, ansie esistenziali: tutto questo l’ho presente ogni singolo giorno». Merkel tuttavia ha sottolineato che tutte le misure varate «hanno rispettato le regole della democrazia», respingendo le critiche di chi, come l’estrema destra radicale di AfD, le rimprovera di aver violato i diritti fondamentali. Le misure però, secondo Merkel, «non devono durare un giorno più del necessario». Le prossime aperture saranno decise dai Länder ma questa volta secondo un criterio di incidenza più severo: 35 e non più 50 nuovi casi per 100 mila persone nell’arco di una settimana. Dovrà però essere, ha spiegato Merkel, un valore stabile, cioè verificato per almeno tre giorni di seguito.

11 febbraio 2021 (modifica il 11 febbraio 2021 | 14:46)

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