L’autore del video sull’anziano morto nel bagno del Cardarelli: «Volevo lasciar traccia dell’orrore»

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Ottantaquattro anni, ipertensione, diabete e in passato anche un aneurisma. Il paziente deceduto in un bagno dell’ospedale Cardarelli di Napoli presentava un quadro clinico molto complesso. L’uomo era stato ricoverato il giorno precedente. Vi si era recato perché accusava i sintomi tipici del coronavirus ed era stato sottoposto al tampone che ha dato esito positivo. Tuttavia non era ancora stato trasferito in un reparto di degenza ma era rimasto in osservazione. La direzione sanitaria non ha spiegato se per una scelta clinica — se cioè i medici ritenevano di dover ancora valutare l’evolversi della malattia — oppure se per una questione logistica. Secondo quanto ha riferito l’autore dello sconvolgente video diffuso ieri in Rete, in cui si vede l’uomo a terra nel bagno già deceduto, non è stato il personale dell’ospedale a scoprire il cadavere.

«La vera storia» raccontata da De Luca

In serata il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha voluto raccontare, in un post su Facebook, quella che definisce «la vera storia del decesso al Cardarelli». «Ieri è giunto al pronto soccorso del Cardarelli – scrive – già con l’ossigeno da casa, il signor Giuseppe C., di 84 anni. Il paziente, come risulta dalla cartella clinica, era affetto da diabete, ipertensione, aneurisma all’aorta addominale, e già sottoposto in precedenza a intervento di laringectomia. Il paziente, trasferito in OBI, si è alzato dalla barella ed è andato in bagno. Dopo dieci minuti, l’infermiere, preoccupato del ritardo, è andato a verificare e ha trovato l’uomo riverso a terra privo di vita. Quindi si è allontanato per prendere la lettiga. In questi minuti, un altro signore, Rosario R., 30 anni, giunto con mezzi propri al Pronto Soccorso del Cardarelli, ha avuto il coraggio di girare un video e di postarlo poi sui social. In serata, lo stesso giovane, contro il parere dei medici, è andato via dall’ospedale». In riferimento a quanto accaduto, De Luca esprime «la doverosa solidarietà alla famiglia del deceduto», invita «il direttore generale del Cardarelli a esprimere l’apprezzamento per il lavoro straordinario che fanno da sempre, a medici e infermieri di quel pronto soccorso», ma anche a «denunciare l’esecutore dell’ignobile video e con lui quanti, su un episodio che poteva capitare in ogni ospedale del mondo, si sono abbandonati all’ennesima campagna di vergognoso sciacallaggio contro il Cardarelli e la sanità campana». Per questo De Luca ha annunciato anche che la Regione Campania «procederà legalmente contro il consulente del Ministro della Salute, il signor Ricciardi», che aveva affermato che a Napoli ci sono «scene da guerra negli ospedali».

La primaria del pronto soccorso: «Autore del video persona disturbata»

Già nel pomeriggio la primaria del pronto soccorso dell’ospedale napoletano, Fiorella Paladino, aveva raccontato l’altra faccia della storia, fin da subito molto condivisa sui social. «È difficile e doloroso commentare le dichiarazioni dell’uomo che ha girato quel video. Più volte le nostre infermiere hanno dovuto chiedergli di allontanarsi dalla strumentazione medica e dai monitor di sorveglianza di altri pazienti – ha detto Paladino -. Un uomo disturbato che nel breve tempo nel quale è stato ricoverato ha tenuto un comportamento ossessivo». Il primario del pronto soccorso del Cardarelli definisce «del tutto false le accuse mosse sui social. Tutto il personale del pronto soccorso si sottopone a turni massacranti per fronteggiare il continuo arrivo di pazienti. È molto triste che quest’uomo abbia approfittato di ogni istante nel quale aveva modo di essere solo per portare avanti la sua ossessione, usando la sofferenza di altri pazienti e il nostro ospedale quasi come un set per girare video che ha poi postato sui social».

«Non respirava più»

Naturalmente di segno opposto il resoconto dell’uomo che ha girato e diffuso il video. «Sono stato io a forzare la porta perché mi sono reso conto che era passato troppo tempo da quando era entrato», ha raccontato all’Ansa il trentenne Rosario Lamonica, anche lui fino all’altro giorno ricoverato in osservazione al Cardarelli e appena tornato a casa in isolamento fiduciario. «Ho visto che non riusciva a respirare e ho provato a gettagli l’acqua sul viso. Poi ho chiesto aiuto ma sono arrivati dopo mezz’ora ed era già morto. Quel video l’ho fatto per far vedere quello schifo. Ne ho fatto anche altri e li ho messi su Facebook». Probabilmente nei prossimi giorni Lamonica sarà chiamato a fornire la sua testimonianza in Procura, dove è stata aperta una indagine mirata a accertare le cause del decesso (perciò la salma sarà sottoposta a autopsia) e a stabilire o escludere eventuali profili di responsabilità da parte dell’ospedale.

12 novembre 2020 (modifica il 12 novembre 2020 | 21:11)

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