La vita nel Covid hotel isolati da tutto e tutti tra test e saturimetri

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Un ospite dell’Hotel Living di Bologna (Foto Benvenuti)
Un ospite dell’Hotel Living di Bologna (Foto Benvenuti)

Stanza 404 dell’Hotel Living, al confine tra Bologna e Villanova di Castenaso. Dentro ci sono le foto di famiglia e i disegni del nipote della signora Carmela, che da dieci giorni ha imparato a chiamare queste quattro mura «casa» e prega per il marito in terapia intensiva. Lei e altre 133 persone riempiono l’unico albergo Covid della provincia organizzato dall’Ausl, che ha una disponibilità di 150 posti: da oggi sarà riattivato anche l’Hotel City in Bolognina, altri 70 posti, dove da domani torneranno i positivi al coronavirus che non possono trascorrere il periodo di isolamento nella propria abitazione. I numeri dell’epidemia crescono e servono più spazi. Giovedì il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha chiesto alle Regioni di creare più strutture da dedicare alle quarantene, quantomeno una per provincia: l’Emilia-Romagna copre già tutti i territori con 21 tra alberghi, Cra e altri luoghi che attualmente mettono a disposizione circa 700 camere e ospitano poco meno di 350 persone. Sono in corso ricerche di mercato da parte delle Ausl per trovarne altri.

Il Living è il più grande di tutti: il primo piano è dedicato alle necessità del personale sanitario, gli altri quattro per i malati. Nella hall su un tavolo ci sono le buste lasciate dai parenti con vestiti e altro, l’unico contatto con gli affetti familiari disponibile per i contagiati, a parte le lunghe telefonate, oppure gli appostamenti alla finestra per poter guardare da lontano padri, madri, mariti, mogli, figli e nipoti. L’hotel Covid ha un meccanismo complesso e lo si capisce assistendo per pochi minuti al lavoro delle tre infermiere Ilaria Tumiatti, Antonella Attanasio e Federica Ori: sono alla reception costantemente al telefono con i pazienti che chiamano per spiegare come si sentono.

A guidarci nei corridoi e nelle stanze sono invece Ilaria Camplone, responsabile dell’Usca Mengoli che segue tutta Bologna Est e San Lazzaro, e i due medici Marianna Bettinzoli e Martina Buscemi. In questo mondo tutto è diviso tra zone «sporche» e «pulite» per differenziare l’ingresso nelle aree vissute dai contagiati. Si sale da un’ascensore non contaminato, si scende dall’altro. Gli ospiti non possono uscire dalle stanze e per loro e il personale è stato ideato anche un supporto psicologico. Le camere non sono tutte singole, in alcune ci sono anche nuclei familiari, come per esempio quelli nei quali si sarebbe costretti a lasciare un minorenne a casa da solo. Accanto alle porte delle camere ci sono solo gli appoggi per i vassoi dove vengono lasciati i pasti. «Qui ospitiamo le persone risultate positive impossibilitate a trascorrere l’isolamento a casa — spiega Camplone —. Le tipologie sono diverse, da chi ha un’abitazione troppo piccola, a chi è senza fissa dimora oppure è un fuori regione. Al secondo piano ci sono pazienti più complessi e anche sulla permanenza media c’è una grande variabilità».

Il City servirà per gestire i casi più difficili, è lì che andranno i anche pazienti psichiatrici: questo tipo di servizio si sta potenziando, il tentativo è quello di svuotare in parte gli ospedali ospitando i casi gestibili negli hotel Covid. Ovviamente chi si aggrava durante viene trasportato in ospedale. Durante la visita, come ci mostra la dottoressa Buscemi, viene misurata la febbre, la saturazione e altri parametri. Si eseguono anche alcuni test come quello «one minute sit to stand»: alzarsi e sedersi dal bordo del letto a ripetizione per un minuto. «Se rispetto alla saturazione normale c’è uno scostamento di cinque punti significa che qualcosa non va» sottolinea il medico. «Qui per esempio qualche settimana fa avevamo molti degli Erasmus coinvolti dal focolaio — racconta Bettinzoli —. Lavoriamo qui da qualche mese ma è da metà ottobre che è tornato a riempirsi». Le giornate sono lunghe, sottolinea Daniele, che tra qualche giorno potrebbe avere il via libera per uscire: «Ma mio padre e mia madre sono a casa ed entrambi positivi. Non saprei dove andare».

14 novembre 2020 (modifica il 14 novembre 2020 | 13:13)

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