La situazione degli ospedali di Milano: 2300 ricoverati Covid e 180 in terapia intensiva

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«A fine luglio, in una settimana avevamo al massimo 200 casi. Dal 4 al 10 ottobre ne abbiamo avuti 2mila. La settimana successiva erano 6mila e quella scorsa quasi 12mila. In questa, la nostra stima è che arriveremo a 20mila», ha detto il direttore dell’Ats Milano Walter Bergamaschi. Dopo il calo di giovedì nella percentuale di tamponi positivi sul totale analizzato, nelle ultime 24 ore il dato è tornato a salire: è positivo il 19% dei tamponi effettuali, che toccano il nuovo record di 46.892. La notizia «buona» è che l’Rt, l’indice di trasmissione del virus, nella provincia di Milano è sceso da qualche giorno sotto al 2. Si tratta di «un dato positivo», ha detto Bergamaschi, anche se «l’Rt è ancora molto lontano dall’essere vicino all’1, che è quel valore che tiene lo sviluppo dell’epidemia costante e sotto il quale avviene poi la riduzione del numero di casi».

Venerdì a lanciare l’allarme è stato l’Istituto superiore di sanità, che ha certificato il peggioramento del contagio Covid-19 nel Paese. L’Rt calcolato sui casi sintomatici dall’8 al 21 ottobre (prima, dunque, dell’ultimo Dpcm) è salito in Italia a 1,70. Secondo il monitoraggio dell’epidemia dal 19 al 25 ottobre, ci sono 11 Regioni a «rischio elevato» di una trasmissione non controllata e quattro (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Calabria, più la provincia autonoma di Bolzano) già nello scenario 4. Quello che indica che sono a rischio di tenuta i servizi sanitari nel breve periodo.

A partire da quello di Milano, dove in totale i ricoverati sono saliti a 2.300, di cui 350 in ventilazione assistita e 180 in terapia intensiva. Negli ospedali della Lombardia venerdì sono tornati a salire i ricoveri, con nuovi 343 ingressi, mentre dopo il raddoppio dei ricoveri in terapia intensiva di giovedì, i numeri sono tornati più bassi, con 25 nuovi posti letto occupati Covid (in tutto ora sono 370). I decessi sono 48. Venerdì l’assessore al Welfare Giulio Gallera ha annunciato l’avvio delle attività dei Centri diagnostici territoriali. Hotspot che avranno due obiettivi: rafforzare la medicina territoriale e dare respiro ai pronto soccorso. «Il paziente inviato all’hotspot — ha spiegato Gallera — viene sottoposto all’attività diagnostica con visita specialistica supportata con apparecchiature per ecografie e Rx torace, e potrà quindi essere inviato a casa in telemonitoraggio o, se necessario, direttamente al ricovero in reparto saltando il passaggio in pronto soccorso».

Per far fronte all’emergenza sanitaria, la Statale ha anticipato la laurea per 183 infermieri, pronti a entrare in ospedale già da lunedì. L’ateneo ha organizzato in tempi rapidissimi le sessioni di laurea per gli studenti di Infermieristica abitualmente previste per novembre. «I nostri studenti — ha detto la presidente del corso di laurea Anne Destrebecq — sono incredibilmente motivati e ansiosi di potersi dare da fare».

31 ottobre 2020 | 10:49

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