La lettera-denuncia di un medico del Sacco: «Virus in tutti i reparti, anche io mi sono ammalata»

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Sono un medico dell’Ospedale Sacco di Milano.
Non scrivo per un’ennesima cronaca «in diretta» del dramma che tutto il personale sanitario sta affrontando da mesi con una abnegazione inimmaginabile perfino da noi che il Sacco lo amiamo profondamente, brutto o bello che sia.

La cronaca diretta sarebbe impraticabile per due motivi: il primo è che vi scrivo dal letto di casa mia in quanto Covid positiva sintomatica; il secondo poiché a parlarvi delle inadeguate misure di protezione dello stremato personale sanitario (mascherine e camici mancanti, percorsi sporchi/puliti accomunati, infermieri e/tecnici di Pronto soccorso e Radiodiagnostica costretti a svolgere qualsiasi mansione, oltre alla loro, per mancanza di personale Oss di supporto), ecco per parlarvi di tutto questo ci vorrebbe un direttore d’orchestra ( con mascherina, s’intende) in grado di dirigere non un medico contagiato, ma ci vorrebbe un grande direttore d’orchestra in grado di raccogliere la voce di decine di operatori sanitari, medici e non, ammalatisi, anche gravemente, al Sacco di Covid da marzo ad oggi.

E nonostante questi «piccoli errori di calcolo», ancora il personale sanitario dell’ospedale Sacco non viene sottoposto massivamente ai necessari tamponi, nonostante incessanti e doverose richieste. Tanto è sufficiente dire che l’infezione viene da fuori o che solo la Cardiologia ha sviluppato più focolai. Non è così: medici, infermieri, tecnici ammalati appartengono a quasi tutti i reparti.

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24 ottobre 2020 (modifica il 24 ottobre 2020 | 11:11)

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