La Cassazione conferma la condanna a sei anni e mezzo per Verdini. Ora rischia il carcere

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Denis Verdini è colpevole di bancarotta per il crac del Credito cooperativo fiorentino, istituto di credito di cui era presidente, e deve scontare 6 anni e sei mesi di carcere. Dopo sette ore di camera di consiglio la Corte di Cassazione ha di fatto confermato la condanna di secondo grado (6 anni e 10 mesi) per l’ex senatore di Ala e tra i principali artefici del “patto del Nazareno” quando militava in Forza Italia di Berlusconi. I giudici della Suprema Corte hanno però cancellato all’imputato 4 mesi di pena dichiarando prescritti i reati di truffa allo Stato sui contributi all’editoria.

Nel processo di primo grado Denis Verdini, 69 anni, era stato condannato a 9 anni poi ridotti a 6 anni e 10 mesi in appello. Adesso per l’ex parlamentare potrebbero aprirsi le porte del carcere. La Cassazione notificherà il dispositivo di udienza alla procura generale di Firenze, competente sulla fase di esecuzione pena. Nella requisitoria il pg aveva chiesto la riapertura del dibattimento e dunque un nuovo processo per accertare alcuni episodi delle accuse di bancarotta e perché i capi di accusa sulla presunta truffa con i fondi dell’editoria erano ormai prescritti. La Cassazione ha invece ritenute legittime le scelte dei giudici di primo e secondo grado sulla bancarotta ma hanno dato ragione all’accusa sulle avvenute prescrizioni riguardanti la presunta truffa.

Le indagini sul Credito cooperativo fiorentino erano iniziate dopo una relazione dei commissari della Banca d’Italia che aveva denunciato gravissime criticità. Nel 2010 il Credito Cooperativo Fiorentino fu poi commissariato e infine dichiarato insolvente e assorbito da Chianti Banca.

I giudici della Cassazione dunque hanno ritenuto comprovate le accuse contro Verdini di aver provocato il dissesto dell’istituto di credito attraverso operazioni definite «anomale», «ambiziose» e «imprudenti» (i pm scrissero che Verdini aveva usato la banca come un bancomat personale) una raffica di finanziamenti nel settore edile nei confronti di società del gruppo Btp degli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei finiti anche loro nell’inchiesta e condannati in primo e secondo grado. Nell’udienza di lunedì, i giudici avevano accolto la richiesta di stralcio presentata dalla difesa di uno degli imputati, l’imprenditore Riccardo Fusi, la cui società poi fallita, la Btp, avrebbe beneficiato dei prestiti del Credito cooperativo fiorentino perché il suo legale, in isolamento per essere venuto a contatto con un contagiato dal Covid-19, non poteva essere presente.

«L’onorevole Denis Verdini non attenderà alcun provvedimento, affronterà la situazione e si costituirà in carcere», ha riferito il suo difensore, l’avvocato Franco Coppi. «Gli ho comunicato l’esito della sentenza – ha detto il penalista -, e non possiamo nascondere l’amarezza per la decisione che arriva dopo che il pg aveva chiesto un nuovo processo». «Siamo molto delusi perché i nostri motivi di ricorso erano fondati e anche il pg aveva chiesto un nuovo dibattimento. – ha commentato la legale Ester Molinaro uno dei difensori di Verdini -. Non c’era nessun dolo e nessuna frode, Verdini aveva guidata la banca da vent’anni con una politica condivisa e trasparente».

3 novembre 2020 (modifica il 3 novembre 2020 | 17:10)

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