In cammino per Patrick, Antonelli arriva a Roma: «La battaglia continua»

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Antonelli con gli attivisti all’arrivo
Antonelli con gli attivisti all’arrivo

È partito esattamente un mese fa, con una tabella di marcia serratissima: trenta giorni di cammino no stop per arrivare a Roma; eppure, con un milione e mezzo di passi nelle gambe, Marino Edoardo Antonelli non ha quasi sentito la fatica e ce l’ha fatta. In piazza Santi Apostoli ha trovato già pronti ad aspettarlo tanti attivisti e collaboratori per l’organizzazione del sit-in che ha voluto riportare all’attenzione del governo italiano la richiesta di riconoscimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, un appello che è stato firmato da 278 mila persone su Change.org. «Questa avventura non si è conclusa – ha raccontato a caldo – vi è stato messo solo un punto fermo. Adesso la richiesta deve andare avanti e, anche se il tempo sembra scadere, la battaglia deve continuare».


Fino a quaranta chilometri al giorno

La sua è stata una sorta di mobilitazione itinerante sostenuta fin dall’inizio da «Station to station», un percorso che ha coinvolto tutte le maggiori città della Penisola, da Nord a Sud, e lo ha portato a incontrare centinaia di persone di tutte le età: partito infatti da Rezzato (Brescia), Antonelli ha viaggiato con lo zaino in spalla per 30, anche 40 chilometri al giorno, passando ovviamente anche per Bologna. Ora, la sua ormai famosa «Walking for Patrick» ha tagliato solo un traguardo per così dire fisico, ma non morale: questo si concluderà solo quando lo studente egiziano iscritto all’Alma Mater, dietro le sbarre nel suo Paese con accuse di terrorismo e di diffusione di false notizie, potrà tornare a riabbracciare la propria famiglia, i propri amici e compagni di corso; solo quando potrà riavere la sua vita.

Un orologio simbolo del tempo in carcere

Nella capitale «ha deposto le scarpe» nel fulcro di un maxi orologio disegnato per terra, con due lancette nere, quasi a voler scomparire, per ore e minuti; e una lancetta gialla per i secondi, rumorosa nella sua immobilità. Ancora con la maglietta bianca con impresso il volto di Patrick, insieme ai tanti presenti vestiti come lui, il «maratoneta» è andato a rappresentare una delle dodici ore del quadrante: in sottofondo un «tum tic» incessante. È il tempo che passa, il tempo che continua a scorrere anche per il giovane privato della sua libertà, del diritto di scegliere come fare propri quei secondi che continuano invece a fluiredal 7 febbraio 2020nonostante tutto: sono già passati 621 giorni. Un’immagine simbolica quanto penetrante che è stata anche disegnata e divulgata come anticipazione nei giorni scorsi dall’artista Ca DiCa: lì è lo stesso Zaki a tenere tra le mani il filo del tempo al centro di un cuore giallo che ancora batte.

La prossima udienza

«Insieme si contano questi secondi, si difende il suo tempo affinché possa rimanere suo e suo soltanto, ma fuori da lì», ha raccontato la voce narrante della performance, alla quale sono seguite le parole di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International: «A nome di tutti gli attivisti un ringraziamento per la camminata che vuole ribadire “Free Patrick Zaki”. Questo è un momento per ricordare le centinaia di migliaia di persone che hanno firmato l’appello di diritto di cittadinanza e le tante altre che ogni giorno scrivono, o fanno qualsiasi altra cosa per la causa di Zaki. Ma è anche un momento per esortare chi ancora non ha fatto, a fare. Mancano ancora tante settimane alla prossima udienza del 7 dicembre (la terza del processo apertosi a metà settembre, ndr), che potrebbe essere come le prime due ma che potrebbe essere anche l’ultima. Potrebbe concludersi con una condanna inappellabile e, allora, queste settimane devono essere usate dal nostro governo per far sì che l’esito di quell’udienza, o eventualmente di quelle successive, sia solo uno. Perché solo uno deve essere: che Patrick sia riconosciuto innocente». «Grazie a tutti coloro che hanno voluto condividere questa battaglia per i diritti e per la libertà di espressione», ha concluso Marino Edoardo Antonelli. «È stata una forte emozione arrivare fino a Roma dopo un mese di cammino e vedere tanti amici e tante persone in attesa. Come è stata emozionante l’udienza generale di Papa Francesco». Il grido di vita per Zaki è arrivato anche da piazza San Pietro.

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20 ottobre 2021 (modifica il 20 ottobre 2021 | 20:23)

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