Il ritorno al cinema dopo la pandemia: le emozioni tra il pubblico in sala

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Le sale dei cinema tornano a a popolarsi
Le sale dei cinema tornano a a popolarsi

Un giorno speciale. Eccomi qui, in fila, di venerdì sera, in un cinema che riapre. Il lusso di storie proiettate in sala. Imparare nuovamente il significato profondo del darsi una mossa perché rischi di perdere un film. Guardarsi attorno e comprendere come uno degli effetti più rilevanti della pandemia sia stato rappresentato da una dimenticanza, dall’oblio perdurante sul cinema che non è solo divertimento, distrazione, parentesi spettacolare. Fa capire, permette di condividere e imparare. Rende attenti. Ad esempio, a un cambio di prospettiva che inizia a fare sentire. Eccome. Mediaticamente, dopo mesi e mesi, di cultura visiva convogliata sui device, lungo i sentieri tracciati delle piattaforme, i reality show, i tutorial di YouTube, il traffico social ci voleva proprio un luogo simbolico, un cinema, un teatro, spiegabilmente il prima possibile, uno stadio o un palazzetto dello sport. Ognuno con una giornata particolare a confermarlo.


Atmosfera, suoni e voci

Finalmente una cosa da boomer, senza, per forza adeguarsi alla presa d’atto tecnologica indotta dalla pandemia fra Smart Tv, Internet, smartphone, telecomandi, algoritmi, WhatsApp. Non se ne abbiano a male scuole, ristoranti, bar, uffici preposti, ma ritornare al cinema, a pieno regime, è tutta un’altra cosa. Tutta un’altra storia. 100% di capienza. Non è la percentuale a pesare, ma la cifra simbolica, l’atmosfera, i suoni, le voci, pure i popcorn e le rotelle di liquirizia. «No time, no die», l’ultimo 007, il primo film dopo un lunghissimo esilio cinematografico (no spoiler, tranquilli). Nemmeno mi ricordavo più l’ultima volta che ero stato al cinema. Grave, gravissimo. Lascito pessimo dell’eterno presente dell’assenza di una forma di spettacolo la più alta. Sfruttatissime le serie tv, tanto che, di recente, sono i cataloghi a farmi presente che «avrebbero da fare, per cui meglio sarebbe che scegliessi in fretta». Basta divagare. Zero paragoni. C’è da provare sollievo e non solo una profonda felicità, a patto di ricordare per quanto tempo siano stati chiusi i cinema.

Solo belle notizie

Piccolo, grande «primo giorno» della normalità ritrovata in una sala cinematografica. Ovvio che ci voglia sempre un film a rendere solenne una fase della propria vita. Per il carico di fascinazione e disorientamento, al riparo dai tanti luoghi comuni, dai discorsi vuoti, dalle ciance e da, più o meno incombenti sovrastrutture. I cinema hanno riaperto, cioè, anzitutto, la possibilità per molte persone di tornare al lavoro, al tempo stesso, assieme a immagini e storie da gustare come un buon caffè. Mi affianca una coppia. Sembra incredula, quasi temesse un qualche inghippo, un guasto tecnico, mentre si fa largo una vagonata di spot e annunci commerciali. Retaggio difensivo da difesa dello spettacolo e della cultura come priorità della ripresa, al pari, della scuola e della sanità. Benissimo così. Nessun problema. Stasera solo bellissime notizie.

Liberi nel riprende un’abitudine

Davvero, sembrava una vita fa. Una vita completamente diversa a scandire la relazione con il cinema e, d’un tratto, si ferma, peggio, non era più possibile. Di qui l’incredulità dello sguardo che cedeva lentamente il passo a una piccola certezza di riconoscersi in un piccolo lembo di normalità. Confesso di non aver fatto troppo caso se si trattasse o meno di un ricominciare daccapo, oppure, riprendere una vecchia consuetudine. Non ho voluto intellettualizzare nulla. Mi bastava lì, al cinema. In anticipo? In ritardo? Boh. So solo che sono uscito per andare al cinema. Nè poco, né tanto. Forse, alla fine, il cinema è uscito con me. Il pretesto, l’importante è il pretesto per lasciarsi la porta di casa alle spalle. La normalità risiede proprio nel cinema come pretesto per altro, tanto altro: una dedica d’amore, una proiezione emotiva, la sospensione di un attimo. Altrove in cui perdersi. Anzi: una novità che non desta allarme, poiché aprire un cinema equivalere a riaprire le finestre del cervello, sgombrare la testa, rilassarsi, divertirsi. Catarsi minima e chiara racchiusa in due ore passa di film. L’arredamento stesso, la confidenza ritrovata con gli interni, le poltrone, le maniglie delle porte. Uscire di casa per andare al cinema. Fuor di retorica, sentirsi liberi nel riprendere in mano un’abitudine, un rito, una maniera come un’altra di passare una giornata normale. Ancor più uno spettacolo da godersi insieme agli altri. Insomma: la rivoluzione.

La libertà

Intervallo. Le testoline si girano, guardano sopra e sotto, si accende la lucina di un bar. Capito tutto: si tratta della libertà. Troppo tempo è passato per accorgersi che il fattore determinante del cinema e ovviamente dei vaccini è la libertà, banalmente, di scegliere l’orario, la persona, il gruppo con cui vederlo, ridendo, scherzando, piangendo, rompendosi le scatole. Sentimento, attitudine, un proprio punto di vista su ciò che hai visto sullo schermo cinematografico. C’è che è bastato andare al cinema per archiviare, si spera definitivamente, una delle domande più martellanti della pandemia «Dove si prende il Covid»? «Al cinema, a teatro, in casa, in ufficio»? È il biglietto che paghi a dirti che puoi ricominciare. Imprescindibile dimensione civile che, in piena autonomia e indipendenza, abbiamo sperimentato in coda davanti alla biglietteria. Senza mollare di un centimetro, senza rassegnarsi all’isolamento e alla clausura. La normalità è qui, proprio qui, in un cartellone di un film. Adorabile happy end. Forse, dopo venerdì sera, non mi disturberà più chi parla al cinema, nemmeno chi mangia. Nella speranza di poter entrare, di nuovo, a film iniziato, per immaginare plot diversi. Anche sbagliando sala. Anche.

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18 ottobre 2021 (modifica il 18 ottobre 2021 | 07:29)

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