Il Gran Teatro Reinach rivive in scena al Regio di Parma

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(ANSA) – PARMA, 30 NOV – Il teatro Reinach di Parma,
inaugurato nel 1871, venne distrutto nel 1944 da un
bombardamento aereo durante la seconda guerra mondiale e mai
ricostruito: quella storica sala rivive ora nell’operetta “Gran
Teatro Reinach”, una nuova commissione del Teatro Regio di Parma
in prima esecuzione assoluta, in scena l’11 dicembre alle 20 e
il 12 alle 15.30 come titolo inaugurale della stagione lirica.
    Nei suoi quasi settant’anni di attività, il Reinach aveva
ospitato le più popolari operette dell’epoca, da La vedova
allegra al Paese dei campanelli, da Scugnizza ad Addio
giovinezza! Fino a Orfeo all’inferno: a quasi 80 anni da quel
tragico sabato di primavera che lo vide crollare, le musiche di
quelle celebri operette, riarrangiate da Alessandro Palumbo ed
eseguite dall’Orchestra Rapsody diretta da Gianluca Martineghi,
ricreeranno l’atmosfera e lo spirito del teatro distrutto.
    “Gran Teatro Reinach” è stato frutto di un lavoro durato
diversi mesi, che ha coinvolto, di pari passo, l’intero team
creativo: “La vera sfida – spiega il regista Marco Castagnoli –
è stata trovare il giusto equilibrio tra la vicenda storica e
quella immaginaria e sul piano scenico tra le parti in prosa e
la drammaturgia musicale, nel contesto in cui la messinscena e
la scrittura dello spettacolo hanno viaggiato sullo stesso
binario fin dall’inizio del progetto”.
    Lo spettacolo si avvale della drammaturgia e dei testi di
Sergio Basile, con le coreografie di Luisa Baldinetti. In scena
la leggerezza e la vivacità di quelle melodie, sullo sfondo
delle tragedie che imperversavano al di fuori delle mura del
teatro, sono incarnate da Alfonso Antoniozzi (Il Suggeritore) a
capo di un cast molto numeroso. In meno di un secolo di vita il
Teatro Reinach, ribattezzato “Paganini” nel 1938, costituì un
punto di riferimento per una grandissima varietà di spettacoli.
    “Con la sua scomparsa si apre una ferita, mai forse rimarginata
del tutto, nel cuore della città, nel Piazzale della Pace –
scrive il drammaturgo e librettista Sergio Basile – Questa
drammaturgia vuole restituire alla città un pezzo della sua
storia: un edificio, un teatro in cui sono passati attori,
cantanti, direttori d’orchestra, pubblico”. (ANSA).
   


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