Il discorso in diretta di Mattarella: «Vaccinarsi è un dovere. Il 2021 sarà l’anno della ripartenza»

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

«Care concittadine e cari concittadini, avvicinandosi questo tradizionale appuntamento di fine anno, ho avvertito la difficoltà di trovare le parole adatte per esprimere a ciascuno di voi un pensiero augurale. Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza». Con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è rivolto agli italiani per il tradizionale discorso di fine anno, in quello che segna il suo ultimo anno come Presidente della Repubblica. «Un anno che coincide — ha evidenziato — anche con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese». Il Capo dello Stato ha ricordato come la pandemia abbia messo a rischio «le nostre esistenze» e «ferito il nostro modo di vivere», facendo nascere in tutti il desiderio di tornare a un’esistenza serena, mettendo tra parentesi quello che Mattarella ha definito un «incubo»: vogliamo tornare — ha chiarito — «ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni». Per questo, è importante «mantenere le precauzioni raccomandate fintanto che la campagna vaccinale non avrà definitivamente sconfitto la pandemia».

«Vaccinarsi è una scelta di responsabilità»

L’Italia — ha aggiunto — «ha pagato un prezzo molto alto». Un prezzo del quale serve fare memoria. «La pandemia ha scavato solchi profondi nelle nostre vite, nella nostra società. Ha acuito fragilità del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove. Tutto ciò ha prodotto pesanti conseguenze sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilità. Tante imprese temono per il loro futuro». Certo, ha ricordato il Capo dello Stato, di fronte a un diffuso senso di smarrimento, non possiamo nascondere alcuni segnali importanti emersi, «che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell’energia necessaria per ricostruire, per ripartire». In primo piano, infatti, c’è il piano per le vaccinazioni che ha preso il via negli ultimi giorni. «Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo. Mai l’Unione europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini. Per il vaccino si è formata, anche con il contributo dei ricercatori italiani, un’alleanza mondiale della scienza e della ricerca, sorretta da un imponente sostegno politico e finanziario che ne ha moltiplicato la velocità di individuazione», ha sottolineato. Ora «a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché necessario per la sicurezza comune. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili». Mattarella ha quindi sottolineato che lui per primo, appena si potrà, «dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza», si vaccinerà.

L’Europa dei valori comuni prevale sugli interessi

Un’attenzione è, quindi, stata rivolta al ruolo dell’Unione europea, capace di far prevalere i valori comuni e quelli dei cittadini rispetto agli interessi personali. L’Italia «è stata protagonista in questo cambiamento», ha evidenziato, sottolineando come «serietà, collaborazione, e anche senso del dovere» siano necessari per proteggerci e per ripartire. Ognuno facendo la propria parte. «La pandemia — infatti — ci ha fatto riscoprire e comprendere quanto siamo legati agli altri; quanto ciascuno di noi dipenda dagli altri». L’emergenza sanitaria ha fatto riaffiorare il valore della solidarietà come base necessaria della convivenza e della società. Solidarietà internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà all’interno delle nostre comunità. «Il 2021 deve essere — insomma, ha chiarito il Capo dello Stato — l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno in cui ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti», come accaduto per i tanti medici e operatori sanitari che si sono spesi in prima linea, sin dall’insorgere della pandemia. Non sono mancati «limiti e ritardi», certo, e «ci sono stati certamente anche errori nel fronteggiare una realtà improvvisa e sconosciuta», ma non va ignorato neppure «quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti», ha aggiunto, con un riferimento alla Forze Armate e alle Forze dell’Ordine.

Storia e memoria: gli appuntamenti del 2021

La sfida che Mattarella lancia, infine, riguarda i prossimi mesi, che «rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo», riferendosi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e richiamando «l’unità morale e civile degli italiani». Importante sarà, nel prossimo anno, il G20, che l’Italia presiede per la prima volta: «Un’occasione preziosa per affrontare le grandi sfide globali e un’opportunità per rafforzare il prestigio del nostro Paese». Ma diverse sono le ricorrenze che verranno celebrate nel 2021 alle quali il Presidente ha fatto riferimento come tappe della storia e della memoria del Paese: dal settimo centenario della morte di Dante al 160esimo dell’Unità d’Italia, dal centenario della collocazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria ai settantacinque anni della Repubblica. In conclusione, Mattarella ha voluto ringraziare Papa Francesco «per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia», complimentandosi con i goriziani per la designazione di Gorizia e Nova Gorica a capitale europea della cultura per il 2025. «Un segnale — ha concluso — che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune».

31 dicembre 2020 (modifica il 31 dicembre 2020 | 20:52)

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Fonte originale: Leggi ora la fonte