Il bosco al posto del lettino: contro ansia e depressione c’è la «Terapia forestale»

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Giuseppe, 67 anni di Carpi, lo chiama «il rumore del silenzio». Una foglia che cade, un fruscio, i suoni del bosco che hanno il potere di «scacciare i pensieri negativi». Nelson racconta che da quando cammina su e giù per l’Appennino non prende più neanche un raffreddore e «mi è anche passato il male al ginocchio».


La ricerca

Se camminare nella foresta produce su di loro concreti effetti benefici lo dovrà dimostrare la ricerca sulla Terapia forestale che stanno conducendo ormai da due anni il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) e il Cai, Club alpino italiano, assieme al Cerfit, il Centro di riferimento per la fitoterapia della Regione Toscana. Sono un migliaio le persone che hanno partecipato alla sperimentazione con l’obiettivo di dimostrare, con evidenze scientifiche, che trascorrere tempo in foreste e parchi produce effetti positivi sia sulla sfera psicologica (stress, ansia e depressione) sia su indici fisiologici (funzioni cardiovascolari, risposta immunitaria, metabolismo). «Vogliamo portare la Terapia forestale dall’ambito della salute all’ambito della sanità», spiega Francesco Meneguzzo, ricercatore dell’Istituto per la Bioeconomia del Cnr e componente dello staff che partecipa alla sperimentazione coordinato dalla ricercatrice del Cnr Federica Zabini. La speranza è che un giorno il medico possa prescrivere una settimana nella foresta, un po’ come si fa con le terme, mandando i pazienti nei rifugi di montagna qualificati come «stazioni di terapia forestale».

La sperimentazione

Iniziata alla fine del 2019, la sperimentazione si è svolta fino ad oggi soprattutto nell’Appennino settentrionale, toccando i boschi più conosciuti tra Modena, Bologna e Reggio Emilia: da Monte Baducco sopra Castiglione dei Pepoli nel Bolognese al Lago Santo modenese fino alla zona di Ligonchio e Monte Duro nell’Appennino reggiano. I partecipanti vengono reclutati attraverso la rete dei Cai locali tra i loro soci i quali, a loro volta, chiamano a raccolta amici e parenti. L’appuntamento è nel bosco, in ogni sessione (circa una ventina di partecipanti) è presente un team di tecnici composto da un ricercatore del Cnr, una psicoterapeuta, un componente del Comitato tecnico scientifico del Cai. Sotto la guida della psicoterapeuta, le persone sono invitate ad immergersi nell’ambiente esplorando ciò che li circonda con vista, udito, tatto e olfatto, in assoluto silenzio come se fossero soli. Camminano tra gli alberi, toccano foglie, cortecce, captano gli odori del sottobosco. Prima e dopo la sessione gli psicologi misurano alcuni indici fisiologici quali la variabilità della frequenza cardiaca (Hrv) e la saturazione del sangue e sottopongono ogni partecipante ad un questionario scientifico di tipo Poms (Profile of mood states) con domande sul loro umore in quel preciso momento (dalla tensione ansiosa alla depressione). Ai ricercatori del Cnr spetta invece il compito di misurare la presenza di Composti organici volatili, in particolare terpeni, molecole che vengono emesse dagli alberi e se respirati, scrivono gli esperti nel volume Terapia Forestale (edito da Cnr e Cai), «possono avere un’azione antiossidante, antinfiammatoria e balsamica sulle vie respiratorie e sembra siano in grado di influenzare positivamente l’attività del sistema nervoso e combattere, stress, ansia e depressione».

I benefici (che convincono anche gli scettici)

«All’inizio molti partecipanti erano scettici, poi sono rimasti entusiasti e hanno chiesto di farne altre — racconta Stefano Fabbri, responsabile del Cai a Castiglione dei Pepoli — tutti sappiamo che nei boschi c’è qualcosa che ci fa stare bene ma non sappiamo perché. Scoprirlo da psicoterapeuti ed esperti ha mostrato il bosco in un modo diverso». Dopo circa 40 sessioni di Terapia forestale i benefici psicologici sono ormai appurati. Più complesso sarà verificare scientificamente i benefici fisiologici e incrociare i dati sullo stato d’animo con la presenza di terpeni nell’aria respirata. «Quest’anno abbiamo misurato principalmente l’Hrv e la saturazione dell’ossigeno, il prossimo anno approfondiremo maggiormente l’aspetto medico assieme al Cerfit — spiega Giovanni Margheritini vice presidente del Comitato scientifico del Cai — ora dobbiamo misurare i dati raccolti nel 2021 e nel 2022 faremo altre sperimentazioni sulle Alpi e nel bosco mediterraneo». Fino ad oggi si aggiudica il primo posto per la presenza di terpeni il crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano, al confine tra le due regioni. «In generale sui crinali, sopra 1600 metri, si registra una maggiore presenza di terpeni nell’aria — sottolinea Meneguzzo del Cnr — il livello maggiore di terpeni l’abbiamo registrato al Passo di Lama Lite: quel crinale è una sorta di integratore di terpeni».

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14 gennaio 2022 (modifica il 14 gennaio 2022 | 19:08)

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