Il 2020 dell’Emilia Romagna in dieci foto simbolo

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«Bologna mi ha nutrito l’anima, lo spirito, qui ho vissuto tante vite e infine sono stato adottato. Ecco perché sono onorato e felice di ricevere il Nettuno d’Oro». Parole di Vasco Rossi, apparentemente senza musica, ma in sottofondo c’è tutta la sua discografia, molta della quale scritta, suonata e registrata a Bologna, dove il cantante vive ormai da 50 anni passando di casa in casa: “Ogni volta”, “Siamo solo noi” scritte nella casa al Meloncello, “La fine del Millennio” in via dei Maceri e così via. 40 anni di successi di una carriera incredibile iniziata con un concerto in piazza Maggiore nel ’79, «eravamo più noi sul palco del pubblico a sentirci». Poi, all’inizio di dicembre eccolo di nuovo in piazza, deserta ma per altri motivi, a registrare il video del suo nuovo singolo, “Una canzone d’amore buttata via”, in uscita il 1 gennaio, «per ripartire, per rinascere». La storia del Blasco ha fatto il suo giro e così, dopo ‘una vita vissuta insieme’ sotto le Due Torri (seppur con massima riservatezza), è arrivato l’ambito riconoscimento, la statuetta del Gigante d’oro, proprio come i tanti dischi venduti, consegnato a metà dicembre dal sindaco Virginio Merola e dedicato a chi “ha onorato con la propria attività professionale e pubblica la città di Bologna. Il Komandante, sceso da Zocca nei primi anni ’70 per frequentare il Tanari, «dovevo diventare ragioniere, invece scoprii la mia vena artistica», non s’è più andato. E da illustre cittadino, sofferente per questa Pandemia, oggi invita tutti a fare come lui, «tengo duro». (Fernando Pellerano)


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