I «voti» che valgono la zona gialla, ecco la pagella Covid della regione

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Piazza San Francesco chiusa e vigilata dalla polizia locale (Archivio/Benvenuti-Nucci)
Piazza San Francesco chiusa e vigilata dalla polizia locale (Archivio/Benvenuti-Nucci)

I contagi galoppano (e anche un bel po’), ma il sistema ospedaliero per ora regge. Per questo l’Emilia-Romagna è stata inserita tra le regioni «gialle» a rischio moderato: il Dpcm che entra in vigore oggi prevede per il nostro territorio misure meno restrittive delle regioni «rosse» e «arancioni». Ma per capire meglio la scelta del governo bisogna guardare in modo approfondito l’ultima fotografia dei 21 parametri (licenziati in un decreto del ministro della Salute Roberto Speranza il 30 aprile), utilizzata l’altro giorno per emettere il «verdetto» sul rischio in Emilia.

I parametri

I 21 parametri sono raggruppati in tre macro-aree: capacità di monitoraggio; capacità di diagnosi, indagine e gestione dei casi; infine Rt e tenuta del sistema sanitario.

Le macro aree

In tutti gli indicatori della prima macro-area, quella che rileva la capacità di monitoraggio dei casi, l’Emilia-Romagna è promossa: il 100% dei casi (per mese) sintomatici, dei positivi ricoverati nei reparti Covid e nelle terapie intensive è stato notificato al sistema di sorveglianza nello stesso periodo. I dati dei sintomatici, in sostanza, sono completi. Un elemento importante, questo, per capire velocemente l’evoluzione dell’epidemia in un territorio e a livello nazionale e per cui il ministero aveva fissato mesi fa la soglia di almeno il 60% oltre a un trend di trasmissione dei dati in miglioramento. I parametri della seconda macro-area sono quelli che ci dicono quanto l’Emilia-Romagna sia in grado di diagnosticare, indagare e gestire i contatti. La percentuale dei tamponi positivi su quelli eseguiti è del 14,6% (ultima settimana di riferimento) e il tempo che intercorre tra i primi sintomi e la diagnosi è di 3 giorni, quando il valore medio settimanale fissato dal ministero è minore o uguale a 5. Risulta non calcolabile un altro indice importante: il tempo che intercorre tra data di inizio dei sintomi e data di isolamento. E le persone che lavorano al tracciamento? Ce ne sono 0,5 ogni 10.000 emiliano-romagnoli dedicate al contact tracing: un totale di 243 addetti. Ce ne sono 1,1 per 10.000 abitanti, quindi 489, per le attività di prelievo, invio ai laboratori e monitoraggio dei contatti stretti. Su quanti positivi viene fatta l’indagine epidemiologica? Sul 100% in Emilia-Romagna.

Il rischio

Ma veniamo alla terza macro-area i cui parametri, sostanzialmente, giocano la parte del leone nella definizione del rischio regionale. Due su tutti: l’indice Rt e la tenuta degli ospedali. L’Rt in Emilia-Romagna è dell’1,6, oltre la soglia d’allerta fissata a 1 dal ministero. Per un confronto: in Lombardia, regione «rossa», c’è un Rt di 2,01 e in Puglia, regione «arancione», un Rt dell’1,47%. Un dato, quello sulla trasmissione del Covid-19, che ha tenuto in bilico l’Emilia-Romagna nei giorni scorsi. Insieme a questo un altro indice preoccupa gli addetti ai lavori, ossia l’incremento percentuale settimanale dei casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni: in Emilia i contagi hanno avuto una crescita settimanale dell’84,9% (è 100,8% in Lombardia e 68,8% in Puglia). Poi c’è il trend giornaliero: la crescita quotidiana dei casi è del 29,3%, quando in Lombardia è dell’81,1% e in Puglia del 75%. Veniamo al dato sui nuovi focolai attivi: sono 104 in Emilia-Romagna (737 in Lombardia, 80 in Puglia). In valore assoluto in Emilia-Romagna ci sono stati 3.648 nuovi casi nell’ultima settimana; sono stati 18.568 in Lombardia e 2.243 in Puglia. Numeri molto diversi, ma se a preoccupare in Lombardia è la probabilità alta di progressione del contagio, il cosiddetto «scenario», la Puglia è «arancione» per le molteplici allerte sulla resilienza della sanità. Che è invece il punto forte dell’Emilia-Romagna: qui il tasso di occupazione delle terapie intensive è del 15% (16% in Lombardia, 13% in Puglia) e quello di occupazione dei posti Covid nei reparti del 15% (19% in Lombardia, 21% in Puglia).

«Andamento importante»

In ogni caso l’andamento dell’epidemia è importante anche in Emilia-Romagna, regione «salvata» per ora – da qui il rischio moderato – da diagnosi, contact tracing, letti disponibili, voci su cui dà il meglio di sé. L’altra sera il presidente Stefano Bonaccini ha messo le mani avanti: «Non esistono zone verdi, la priorità è invertire la curva pandemica. Dobbiamo evitare che nelle prossime settimane le strutture sanitarie e ospedaliere subiscano una pressione tale da mettere in discussione le prestazioni ordinarie. Si rimane in zona gialla se il contagio non aumenta, altrimenti si entra quanto meno in zona arancione con misure più restrittive».

6 novembre 2020 (modifica il 6 novembre 2020 | 11:01)

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