Gli esperti dell’Iss: «Il 10% di positivi sui test, trend in stabilizzazione ma livello alto di casi»

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«Sono ore particolarmente frenetiche e intense, siamo riuniti in cabina di regia e stiamo ancora lavorando». Lo ha detto il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, intervenendo al punto stampa al ministero sulla situazione epidemiologica. «Siamo di fronte a una riemergenza- ha esordito Rezza- che del resto era attesa dopo la relativa pausa estiva, e dopo gli effetti del lockdown, che hanno determinato una diminuzione della circolazione virale nel periodo estivo. I fattori della riemergenza non sono tutti noti e sviscerati, non è solo una situazione italiana, ma anzi l’Italia è stata preceduta da altri Paesi europei circostanti che hanno vissuto la stessa situazione con 2-3 settimane di anticipo. Le caratteristiche sono relativamente diverse: si facevano 20-30 mila tamponi a marzo/aprile, ora se ne fanno tra i 100 e i 200 mila, oggi per esempio sono stati eseguiti circa 212.000 tamponi. La capacità è molto aumentata, adesso se ne fanno davvero tanti. Su questi abbiamo circa 30 mila test positivi, qualcuno direbbe che sono in aumento, ma le oscillazioni quotidiane non le consideriamo, neanche sui decessi, che oggi sono 352».

«Nelle ultime settimane abbiamo avuto un trend in aumento, a occhio e croce vediamo una certa stabilizzazione a livelli elevati, anche perchè il numero di positivi sul numero di tamponi supera il 10%: ancora piuttosto elevata, segnale non del tutto positivo. Il numero dei ricoveri è stato in aumento, oltre 1000, anche se in quasi tutte le aree del Paese non c’è ancora criticità perché il numero delle terapie intensive è aumentato». Rezza segnala le regioni più critiche: Lombardia sui 7800 casi, il Piemonte e la Campania seguono (3500 e oltre 4 mila), Veneto più di 2400 casi, il Lazio vediamo un leggero incremento, più di 2400 positività su 26 mila tamponi (un numero elevato su una regione di 5-6 milioni di abitanti). Poi ci sono regioni più piccole, come l’Umbria, con quasi 500 casi, e una popolazione grande quanto una Asl di Roma, quindi con un’incidenza piuttosto elevata. In generale Rezza parla di «forte aumento».

Perché l’Rt può essere fallace? «Se abbiamo una regione che non riporta con completezza i dati, potrebbe sottostimare l’incidenza, o se semplicemente non riporta la data di comparsa dei sintomi: in questo caso l’Rt tende a sballare- spiega Rezza-. Purtroppo non si può ricorrere ad un automatismo semplicissimo, bisogna vedere anche la resilienza, quanto è la capacità di resistenza del sistema. Non mi fate entrare ni dettagli politici- ride Rezza- ma mi sembra che ci sia una ricerca di un automatismo, che non è però così semplice da spiegare, perché bisogna tenere conto anche delle problematiche metodologiche».

Le zone rosse? «Così come le Regioni potrebbero dire che ci sono Province esentate dall’applicazione delle misure più restrittive, penso che col nuovo Dpcm non ci possa essere l’impedimento alle Regioni di attuare zone rosse specifiche. La Regione è quella che sul campo riesce a cogliere prima se ci sono stati problemi».

4 novembre 2020 (modifica il 4 novembre 2020 | 17:26)

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