Floridiana, il disco di CoCo sfida il lockdown

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    Sulla copertina del nuovo disco CoCo emerge dall’acqua circondato da fiori recisi. Ricorda l’Ofelia di Millais, ma a differenza dell’eroina tragica lui non è un corpo abbandonato alla corrente, guarda dritto negli occhi il suo pubblico. Strano parallelo, divertente parallelo. Ofelia entra a corte grazie al potere del padre Polonio, CoCo entra nella corte del rap grazie al padre (artistico) Luchè. Figli della stessa terra, hanno fatto un pezzo di strada assieme (hanno anche aperto in società una pizzeria a Londra) e ora camminano uno di fianco all’altro su percorsi musicali distinti ma sempre uniti dall’etichetta di Luchè, BFM, per l’appunto “be a fam”, essere una famiglia. “Floridiana” (Island – Universal) nasce come ep 6 mesi fa e ora è diventato un album di 14 brani che si muove tra il rap e il pop, con passaggi in autotune e momenti più intimi in cui CoCo preferisce togliere i filtri alla voce. Uscirà domani 6 novembre su tutte le piattaforme digitali e in vinile (dal 13 novembre anche in cd), in un momento delicatissimo, in cui a soffrire è l’industria musicale, non la musica. “Il nostro settore è uno di quelli più colpiti. Ci sono il mio dj e il mio fonico che sono a casa da marzo, e come loro tantissimi, completamente dimenticati dal sistema”, racconta all’ANSA CoCo, che con grande onestà non nasconde una certa preoccupazione per il lancio del disco. “La sto vivendo male perché c’è un clima di tensione e angoscia totale. La musica è condivisione e quando manca la condivisione è più difficile che le cose trovino il percorso”. L’ultimo lavoro del 2019 si chiama “Acquario”, con questo nuovo capitolo il cantante ha infranto le strette pareti della sua vaschetta per diventare oceano. “Ho acquisito più consapevolezza e identità – racconta -. Certo, sono ancora alla ricerca del mio mondo perfetto, ma la mia voce è più chiara e potente”. In questo tsunami musicale ha travolto Rkomi, Lil Jolie, Vale LP, Giaime, il fenomeno Geolier e il suo “babbo” Luchè, che lo accompagna in “Eredità” restando un passo indietro. Quando parla dei suoi compagni di viaggio associa ognuno a un fiore (Geolier, per esempio, è la malvarosa, che rappresenta l’ambizione), in linea con l’immaginario botanico urlato dal titolo dell’album, “Floridiana”, come uno dei parchi verdi di Napoli. CoCo confonde chi non lo conosce. È pieno di tatuaggi, veste da rapper, ma nella sua musica non ci sono armi, non ci sono dissing. Niente pistole, solo fiori. “‘Sti rappers fanno i cattivi ma mentre fanno i TikTok”, canta in ‘Sperlonga vecchia’, una frase ironica che fotografa benissimo il mondo che lo circonda. “La scena è molto confusa. Vedo che c’è poca coerenza e la tendenza a mostrarsi sempre diversi da quel che si è davvero. Tutti fanno fatica a mostrare i lati deboli, le fragilità, come se fosse una cosa da allontanare. E quindi ognuno si maschera, si “veste da”. Ne conosco tanti. Non dico sia totalmente sbagliato perché la musica è entertainment e anche a me piacciono i ‘fenomeni’. Ma se distorci troppo la tua realtà anche la musica ne esce distorta. Quando vedo un rapper con la pistola non mi fa nessun effetto, non cattura la mia attenzione. Sono abituato a prendere sul serio altre cose. Se vuoi entrare nel mio mondo sei il benvenuto, ma portami un fiore”. (ANSA).


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