Elezione rettore Bologna, Giovanni Molari: l’ingegnere che ama la terra e i trattori

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Giovanni Molari (foto Nucci\LaPresse)
Giovanni Molari (foto Nucci\LaPresse)

Ha un armadio pieno di modellini di trattori. «Me li regalano, e poi mi piacciono», sorride sornione. C’è molto di Giovanni Molari, l’ingegnere appassionato di meccanica agricola, in quei modellini. Una sintesi tra la tecnica e la terra, la meccanica e la campagna amata fin da bambino quando dai nonni nelle Marche e in Romagna ha cominciato a mungere le mucche e seminare i campi. A 47 anni, da direttore appena rieletto al Distal, il super dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari, Molari si candida al rettorato. «Ho deciso di candidarmi — assicura — perché ritengo di essere una persona libera e indipendente da qualunque condizionamento politico ed economico e che può rappresentare la sintesi di cui l’Ateneo ha bisogno».


La biografia

Nato a Bologna, elementari alle Berti, medie alle Carducci, quando erano in via San Mamolo dove ora sono le Lavinia Fontana, e superiori al liceo Righi, Molari era indeciso, una volta arrivato all’università, se iscriversi a Matematica o Ingegneria. Ha optato per la seconda, laureandosi con una tesi sugli azionamenti elettrici con il professor Francesco Profumo, quando era a Bologna e prima che diventasse ministro. Dopo il dottorato a Modena in Ingegneria dei materiali, è tornato a Bologna dove ha iniziato il percorso da ricercatore in Meccanica agraria. Agraria allora aveva sede nella bella Palazzina della Viola, alle spalle dei grandi edifici di fisica e anatomia in via Irnerio. Il grande campus in via Fanini, davanti a Fico, ancora non esisteva. «Non c’era spazio per noi così andavo a Cadriano dove c’era e c’è tuttora il laboratorio di meccanica agraria — racconta —, quando racconto che sono cresciuto con i tecnici è proprio vero. A Cadriano non c’erano distinzioni tra docenti e tecnici, facevamo insieme quello che era necessario per mandare avanti il laboratorio». Sono quelli gli anni in cui Molari mette a frutto la sua passione per la terra. «Avevo i nonni, sia paterni che materni, con un po’ di terra e quindi aiutavo il nonno a raccogliere la frutta e andavo nella stalla a mungere le mucche. Sono cresciuto in campagna tra Montefeltro, dai nonni paterni, e Bertinoro, da quelli materni». Da lì nasce anche la sua grande passione per le orchidee spontanee, «raccoglievo semi e li piantavo dappertutto», confida.

Una vita per la meccanica agraria

La meccanica agraria in quegli anni viveva momenti difficili a causa del pensionamento contemporaneo di una serie di docenti e la morte prematura del professor Adriano Guarnieri, anni che sono poi diventati di ricostruzione per giovani come Molari, impegnati a portare il baricentro del settore a Bologna. «Con i colleghi di Cadriano abbiamo riportato il nostro centro a essere il primo al mondo per l’omologazione di macchine agricole secondo le normative Ocse», assicura il candidato che passava il tempo a provare macchine, e trattori, in giro per i campi e per il mondo. Nel 2016 arriva in cattedra, quella di Meccanica agraria, e da vice-direttore diventa il motore della riorganizzazione, e poi unificazione, dei due dipartimenti di Agraria. Nel 2018 ne diventa infine il direttore.

«Per guidare l’Ateneo ci vogliono dialogo e ascolto»

La nuova sfida, quella della corsa per il rettorato, è nata in Senato accademico, «dove ho capito che per guidare l’Ateneo ci vuole tanto dialogo e ascolto, ci sono anime molto diverse tra loro ma va trovata una sintesi». Ritiene di avere le qualità per fare il Magnifico, «ascolto molto, non faccio differenze, cerco di essere il più equilibrato possibile, ho sempre tentato di ridurre al minimo i conflitti, cercando un sintesi e una condivisione; poi sono bravo nella gestione e nell’organizzazione. Mi piace cercare di mettere a posto le cose». «Non ho nulla da difendere, non ho secondi fini — insiste —, ho preso questa decisione e voglio arrivare fino in fondo ed essere un ottimo rettore».

La quarantena con le figlie in Dad

Ascolto, dialogo, sintesi: caratteristiche che ha affinato anche nella vita di tutti i giorni, da padre di quattro femmine, la più grande al Minghetti, la più piccola alla materna. «È stato divertente averle tutte in Dad — sorride —, e a casa c’ero io perché mia moglie ha sempre lavorato. All’inizio non è stato facile comunque, perché la Dad non è partita in maniera omogenea, poi ci siamo organizzati e ho assegnato a ognuna una stanza».

Le priorità: ricerca e Pnrr

Se diventa rettore, ha chiaro la prima azione da fare, «ascoltare tutti». «Aprirei una fase di ascolto con tutte le componenti, continuando quello che sto facendo in questa campagna elettorale, che è stancante ma mi diverte molto. Qui in dipartimento chiamo a raccolta tutti due volte all’anno». Ascoltare, condividere, coinvolgere sono le tre parole d’ordine del suo programma. Anche le priorità le ha ben chiare: «Riequilibrare ricerca di base e ricerca applicata, lavorare per i progetti del Pnrr, un confronto con il Comune su diritto allo studio e mobilità e, soprattutto, riequilibrare i rapporti con la Regione su Medicina, il rettore deve fare sentire la sua voce». L’attuale, Francesco Ubertini, non l’ha fatto molto. Ed è una delle critiche che Molari gli muove. «In questi anni c’è stato poco dialogo — spiega — e poca trasparenza. Ho analizzato l’attività di questi anni, cose positive sono state fatte, ma anche negative. L’edilizia è stata gestita bene, ma guardando più ai muri esterni che alle persone che ci stanno dentro. Si è guardato troppo ai numeri che alle conseguenze della crescita. La spinta ai corsi internazionali è stata una bella cosa, anche la prima fase dell’emergenza è stata gestita bene».

La scelta di non andare all’estero

Agraria è una cittadella che, grazie alla sua struttura, in parte ha continuato a vivere anche durante i lockdown. «L’Università deve tornare al più presto in presenza, ne va della sua stessa natura», dice. E lo afferma uno che l’università l’ha voluta vivere da dentro. «Pur avendo avuto l’opportunità di fare lavori all’esterno, ho fatto la scelta interna, di stare dentro l’Ateneo e l’ho seguita per tutti questi anni. Senza alcun pentimento».

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10 giugno 2021 (modifica il 10 giugno 2021 | 20:38)

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