Draghi oltre Monti, il nuovo governo verso una storica maggioranza

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Tanto atteso e da molti considerato il «salvatore della patria», Mario Draghi potrebbe incassare un grande risultato. Non tanto il sì della piattaforma Rousseau, che pare scontato, ma quello del Parlamento: il suo governo potrebbe diventare di diritto il più votato alle Camere della storia repubblicana. Finora a restare fuori dalla maggioranza potrebbe essere solo Fratelli d’Italia, anche se Giorgia Meloni è passata dal no all’astensione.

I numeri

Il governo più votato finora è stato quello di Mario Monti, altro tecnico arrivato a Palazzo Chigi nel 2011 dopo la crisi economica e finanziaria che portò lo spread a 500 punti (mentre ora siamo sotto i 100 punti). Pallottoliere alla mano, se Draghi ottenesse per il suo esecutivo il sostegno di Pd, Forza Italia, Iv, Leu e gruppi minori, oltre a M5s e Lega, il nuovo governo avrebbe una maggioranza amplissima: almeno 288 sì al Senato, che potrebbero crescere fino a sfiorare i 300 (la maggioranza assoluta è fissata a quota 161), e oltre 580 alla Camera, sui 629 componenti attuali. In realtà, bisogna capire cosa succederà con i 5 Stelle, perché c’è un ampio bacino di una quarantina di parlamentari che era ancora incerto sul da farsi. Il voto su Rousseau potrebbe convincere alcuni, ma resta un margine di incertezza.

L’assemblea costituente

Non paragonabile il dato dei primi governi della Repubblica che ricevevano la fiducia dall’Assemblea costituente, composta da 556 esponenti. Il Governo De Gasperi II ottenne dall’Assemblea costituente la fiducia con 389 voti a favore, 53 contrari e 7 astensioni su 556 componenti. Fu un governo di unità nazionale, inizialmente sostenuto da Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, Partito Comunista Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Partito Liberale Italiano. All’opposizione sedevano Fronte dell’Uomo Qualunque, Blocco Nazionale della Libertà, Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, Partito Sardo d’Azione, Movimento Unionista Italiano.

Da Moro a Letta

Dopo il rapimento di Aldo Moro, la Camera espresse 545 sì al governo Andreotti IV che rimase in carica fino al 21 marzo 1979 grazie anche ai voti favorevoli del Pci. L’arrivo di Tangentopoli porta a metà del 1993 alla fine del governo Amato. Il presidente Oscar Luigi Scalfaro convoca il governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi che il 7 maggio ottiene la fiducia alla Camera dei deputati il 7 maggio con 309 voti favorevoli, 60 contrari e 182 astenuti. Inizialmente avrebbe dovuto ottenere anche il sì del Pds e dei Verdi ma il voto contrario all’autorizzazione a procedere verso Bettino Craxi indusse i due partiti a ritirare i ministri. Il governo guidato da Lamberto Dini, nato dopo la caduta del primo governo Berlusconi, ottenne la fiducia alla Camera dei deputati il 25 gennaio 1995 con 302 voti favorevoli, 39 contrari e 270 astenuti.. Il governo Monti poi ottenne la fiducia al Senato con 281 voti favorevoli, 25 contrari e nessun astenuto. La Camera dei deputati votò la fiducia con 556 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto. Anche il governo Letta, succeduto dopo le elezioni a quello Monti, ha avuto un forte sostegno parlamentare, unendo i voti del Pd a quelli di FI. L’esecutivo di Enrico Letta ottenne la fiducia della Camera il 29 aprile 2013 con 453 sì, 153 no e 17 astenuti.

11 febbraio 2021 (modifica il 11 febbraio 2021 | 12:53)

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