Dl Zan, Grillini: «Fedez? Da una vita dico le stesse cose»

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Franco Grillini
Franco Grillini

«Per gli attivisti della mia generazione, la legge Zan contro l’omotransfobia chiude un po’ il cerchio, anche se ci sono ancora tante battaglie da portare avanti». Esprime soddisfazione Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, giornalista ed ex deputato, nato a Pianoro nel 1955. «Qui a Bologna abbiamo fondato l’Arcigay nazionale – ricorda con orgoglio – e abbiamo coordinato le lotte del movimento Lgbt. Mi piacerebbe molto celebrare i 40 anni di inaugurazione del Cassero (nato nel 1982, ndr) con una vittoria parlamentare, perché nel Paese abbiamo già vinto, come dimostra la vicenda di Fedez».


Che differenza c’è tra le sue battaglie storiche e il recente intervento di Fedez?
«È un elemento di continuità, perché le cose che ha detto Fedez io le ho dette per una vita. C’è un enorme lavoro dietro a questa proposta di legge, che è già passata alla Camera e adesso è al Senato, dove speriamo venga approvata senza modifiche, in modo che diventi subito operativa. Il Parlamento si trovò a discutere di una legge simile per la prima volta nel 2007, quando io riuscii a farla approvare alla Commissione Giustizia della Camera».

Oggi la Commissione Giustizia al Senato è presieduta da Andrea Ostellari, commissario della Lega in Emilia.
«Infatti, c’è una vicenda emiliana in tutto questo. Una persona che dovrebbe svolgere un ruolo istituzionale di garanzia, come il presidente di Commissione, in realtà è un esponente di partito e commissario regionale. Come facciamo a credergli quando dice che avrà un ruolo neutrale? È parte in causa ed è schierato contro la legge».

Perché è importante la presa di posizione di Fedez?
«In Italia parlare di diritti civili è come scalare l’Everest. Siamo grati a Fedez perché ci ha aiutato a spostare l’opinione pubblica, soprattutto quella giovanile, che per noi è particolarmente importante: significa che i giovani cresceranno in un mondo senza razzismo e senza omofobia. Il nostro obiettivo è parlare all’intero Paese, per far capire che una legge sui diritti civili migliora la democrazia per tutti, non solo per le categorie a cui è rivolta».

Qual è il limite tra la libertà di opinione e l’intolleranza?
«Il confine è nettissimo: la prima non è reato, la seconda sì. Nella discussione sulla legge Zan, la destra usa come argomento la libertà di espressione. Ma questa legge è una garanzia della libertà di pensiero, appunto perché separa la libertà di opinione dai reati: la libertà di pensiero non deve essere confusa con la libertà di insulto, dileggio, diffamazione e ingiuria».

Rispetto al passato, sui diritti civili sono stati fatti passi avanti o ancora non abbastanza, a livello legislativo e culturale?
«Con la legge sulle Unioni civili del 2016, finalmente abbiamo anche in Italia una norma che tutela i diritti delle persone che vivono in coppia. A livello legislativo c’è stato un certo fermento, ma non basta, perché siamo nettamente indietro rispetto ad altri Paesi europei, dove esiste già il matrimonio egualitario. Sul piano culturale, scontiamo il fatto di essere un Paese diviso in due, dove il clerico-fascismo è ancora molto forte. Inoltre, c’è purtroppo una parte di sinistra che mette in contraddizione diritti civili e sociali, che invece sono complementari».

Non vede una contraddizione da parte di Fedez, che si batte per questi diritti ed è testimonial di Amazon?
«Le persone del mondo dello spettacolo fanno i testimonial per tutte le aziende, quindi non mi scandalizzo. Il precariato è sempre esistito: anch’io facevo il rider per mantenermi all’università. La differenza è che allora il lavoro si trovava facilmente, adesso no. I lavori precari vanno garantiti come tutti gli altri e su questo credo che Fedez sia d’accordo, ma bisognerebbe chiederlo a lui».

3 maggio 2021 (modifica il 3 maggio 2021 | 18:55)

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