Delitto di Faenza: nuovi sopralluoghi nella casa di Ilenia Fabbri, ricostruita in 3D la scena del crimine. Le urla

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«Chi sei?». Poi l’inizio della tragedia. E’ una delle testimonianze che emergono dal giallo di Faenza, mentre, dopo la doppia perquisizione a casa e nell’officina dell’ex marito, questo risulta ufficialmente indagato. Ieri la Polizia Scientifica ha effettuato ulteriori sopralluoghi nell’appartamento in cui la donna viveva assieme alla figlia ventenne per cercare tracce del killer (“alto, ben piazzato” secondo l’identikit dell’amica presente in casa) apparentemente invisibili con l’aiuto delle tecnologie più avanzate. Intanto la Procura avrebbe concesso il nullaosta per i funerali.

Omicidio su commissione

Nelle ultime 48 ore ha preso piede l’ipotesi del delitto su commissione. A suggerirla sono i tempi – poco meno di 10 minuti – e le dinamiche dell’assassinio. Il sicario sarebbe entrato approfittando di una porta lasciata aperta per distrazione oppure perché in possesso delle chiavi della serratura, vista la mancanza segni di effrazione, anche sulle finestre. Quando gli uomini della Polizia Scientifica sono entrati nella tavernetta dell’appartamento di Ilenia Fabbri poco dopo le 6.10 del mattino di sabato hanno trovato il cadavere riverso in una pozza di sangue. Durante i sopralluoghi dello scorso martedì erano emerse tracce ematiche al piano superiore, vicino alla camera da letto e sulle scale. Segni di una colluttazione iniziata nella stanza – in cui la Fabbri dormiva vestita con una tuta pigiama – e proseguita poi lungo le scale e infine vicino alla cucina dove il killer ha vibrato una coltellata alla gola così netta e precisa da reciderle un’arteria.

Le dinamiche del delitto

La vittima al momento dell’omicidio non era sola. Perché se la figlia – che agli inquirenti ha raccontato di aver chiuso la porta a chiave – era partita alle 5.59 con il padre ed ex marito della donna per Milano la sua amica intima era rimasta in casa, dove aveva pernottato. Pochi minuti dopo la ragazza ha udito le urla della donna e temendo la presenza di un ladro ha subito avvertito l’amica in viaggio, che ha poi chiamato la Polizia. Ma non solo, ha anche intravisto l’ombra di una figura maschile fuggire via di corsa. Da questo particolare – anche se pare che gli elementi non siano sufficienti – gli inquirenti stanno cercando di ricostruire l’identikit dell’assassino.

I quattro testimoni chiave

Ma quale posizione hanno le persone che n quei minuti erano vicine alla vittima? L’amica si era rintanata in camera, terrorizzata. E pare avesse un buon rapporto con la vittima. La figlia era partita con il padre pochi minuti prima del delitto. Lui, l’ex marito, ora indagato. sarebbe dovuto comparire in Tribunale il prossimo 26 febbraio per una causa intentata dalla donna per motivi patrimoniali. Era stato denunciato per violenze dalla vittima ai tempi del divorzio, denunce poi archiviate. Alcune conoscenze della donna, sentite ieri in Procura, hanno confermato i timori di Ilenia Fabbri per i comportamenti del marito. Ma sono storie datate, almeno di 3 anni. Per gli inquirenti l’uomo non è un sospettato. Infine l’ultimo compagno di Ilenia, che sabato non era in zona, è ritenuto completamente estraneo ai fatti.

Le ultime grida

Molto alto, ben piazzato, con spalle grosse e vestito di scuro. Ecco il parziale identikit a cui la polizia sta lavorando per risolvere il giallo di Ilenia. La descrizione, come riportato da alcuni quotidiani, è stata fornita dall’amica della figlia che quella notte si trovava nell’appartamento e che alle 6.06, temendo l’intrusione di un ladro, ha lanciato l’allarme chiamando l’amica uscita da poco per recarsi assieme al padre, ed ex marito della vittima, a una concessionaria di Milano. La giovane testimone avrebbe prima sentito queste parole dalla vittima: «Chi sei? Cosa vuoi?», seguite dalle sue grida. Quindi, prima di barricarsi in stanza, la giovane si è affacciata vedendo un uomo di spalle giù per le scale: si tratta di una persona che non aveva mai visto prima e che in quel momento stava inseguendo la vittima o la stava spingendo giù. La giovane ha sentito alcuni tonfi, poi le urla della donna sono cessate. Ematomi su una spalla e la fronte fanno pensare agli esiti di rovinose cadute oppure a una suola di scarpa: come se l’assassino avesse voluto tenere ferma la vittima a terra per finirla. Si ipotizza che l’arma del delitto possa essere un coltello in ceramica lama piatta recuperato nel vano cucina dove la donna è stata trovata morta. Per confermarlo, occorrerà l’esito finale dell’autopsia eseguita domenica su incarico del Pm Angela Scorza. Ma non è escluso che il killer abbia cercato di aggredire la vittima già dalla camera da letto al piano superiore con altri modi, compreso lo strangolamento. Il fatto che non siano state trovate impronte fa pensare all’uso di guanti, rafforzando l’ipotesi di un delitto compiuto da un sicario su commissione.

11 febbraio 2021 (modifica il 11 febbraio 2021 | 10:35)

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