Dai vaccini al Recovery fund, le sfide nel messaggio di fine anno di Mattarella

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Questa sera, 31 dicembre 2020, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronuncerà il suo tradizionale discorso di fine anno. Il messaggio sarà trasmesso dalle 20.30 a reti unificate e anche sul sito del Corriere.

Si ritrova costretto ad affrontare due temi dolorosi, che fino alla scorsa estate sperava fosse possibile archiviare almeno in parte già prima di Natale: il disastro sanitario del Covid e il parallelo collasso dell’economia. Una doppia crisi che Sergio Mattarella ha seguito passo dopo passo, partecipando concretamente al lutto e alle sofferenze degli italiani. E agli italiani – intesi come gente comune, non quella impegnata in politica, altrimenti il discorso dovrebbe avere altri toni e contenuti – si rivolgerà questa sera in diretta tv dal Quirinale, con il tradizionale messaggio di fine anno.

Cercherà di essere antiansiogeno, il presidente, anche se le sue riflessioni saranno per forza di cose a tratti severe. Succederà, per capirci, quando dovrà parlare dell’arma che il mondo ha già a disposizione contro la pandemia: il vaccino. Distribuirlo – ha avvertito di recente – richiede una «collaborazione internazionale senza riserve», «una governance efficacemente globale». Il che si sta per fortuna verificando. Ciò non basta, però, di fronte ai giudizi apocalittici dei no vax, che sembrano conquistare proseliti in Italia. Perciò parlerà pure di questo, esortando tutti alla fiducia nella scienza e al «dovere della solidarietà», accettando senza riserve di immunizzarsi «in nome della sicurezza comune».

Dossier associato, quello che riguarda l’economia, con le connesse ricadute sociali a partire dalle nuove disuguaglianze. Qui il capo dello Stato evocherà per forza l’impulso offerto dall’Unione europea, che con la sfida del Recovery fund sembra aver davvero ritrovato lo spirito dei padri fondatori. Un’occasione che non è retorico definire storica e che impone all’Italia di fare le cose per bene. Ossia un «debito buono», perché di debito comunque si tratta, per stare alla metafora usata da Mario Draghi.

C’è infine la terza crisi che rappresenterà un pesante non detto nel suo discorso: la crisi politica. Mattarella non dovrebbe farne cenno sia per non sovraccaricare di preoccupazioni gli italiani, sia perché spera ancora che possa essere evitata, in quanto si aprirebbe «al buio». In questi giorni ha visto e sentito i leader della maggioranza e avrebbe già tratto alcune conclusioni. Sull’ipotesi di rimpasto, per esempio, il suo timore è che, se si comincia a cambiare qualche mattone all’edificio del governo, poi venga giù tutto di colpo al di là delle intenzioni. Altra ipotesi, quella che prevede di sostituire il premier: una mission impossible , come pure quella di reinsediare un Conte 3 depotenziato da due o tre vice. Questo per stare ai bollori di Matteo Renzi che, da un rilancio all’altro, esaspera il gioco per farsi dire di no da Conte e così accusarlo d’aver fatto «lui» cadere l’esecutivo. Uno scenario che, se si verificasse, vedrebbe le urne come inevitabile sbocco al di là dell’istinto di autoconservazione dei deputati. Troppi infatti, politici e giuristi, potrebbero – tanto più con Palazzo Chigi vacante – contestare la legittimità dell’attuale Parlamento ad eleggere il nuovo presidente della Repubblica, nel 2022.

31 dicembre 2020 (modifica il 31 dicembre 2020 | 12:40)

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