Covid Lombardia, focolaio in una scuola media di Milano vicino a Bollate. I genitori: va chiusa

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La raffica di positivi risale almeno a dieci giorni fa. Il bollettino scolastico recita 9 classi su 18 in quarantena, il 50 per cento tondo tondo. Con 12 tra insegnanti e educatori positivi in una progressione che non accenna a fermarsi. Se non è un focolaio pochissimo ci manca, ma la scuola media Gianbattista Vico, periferia nord della città, vive sospesa in un limbo. Da giorni è praticamente deserta, dato che nelle classi non isolate sono una manciata gli alunni che si presentano. I genitori per precauzione tengono i figli a casa, tecnicamente con un’assenza ingiustificata. «Tutti si chiedono, davanti a questi numeri, cosa aspetti Ats a chiudere la scuola», racconta Gerardo Salvia, docente e rappresentante sindacale. Perché il problema va oltre il rischi sanitari: le classi deserte, ma non in quarantena, non possono attivare la didattica a distanza. «Ho la classe vuota davanti e i programmi scolastici sostanzialmente sono inchiodati dal fatto che non si possa fare lezione da casa», aggiunge un altro insegnante, Franco Teruzzi.

La scuola, a Quarto Oggiaro, in linea d’aria a un tiro da Bollate, formalmente già in zona rossa dopo i focolai in tre scuole, fa parte del plesso Val Lagarina, con un elementare a circa 600 metri di distanza, che attualmente conta tre classi isolate. Ma la progressione dei casi non ha portato ancora alla chiusura.

Come invece è successo in una residenza dell’università Bocconi. Dove, dopo il primo giorno di screening negli studentati ed alcuni esiti positivi, è scattata la quarantena per tutto l’edificio di via Spadolini, abitato da 160 universitari. Residenza blindata e via alla campagna di tracciamento. L’università era ripartita con i corsi del secondo semestre il 4 febbraio e nelle otto residenze, su duemila posti, quelli occupati sono un migliaio.

Lunedì è stato il primo giorno di controlli. A poche ore dal via è scattato l’isolamento per l’intero edificio, come era successo ad ottobre, per un focolaio alla residenza Castiglioni. «Dopo i test rapidi svolti ieri, sono stati già eseguiti anche i tamponi molecolari e il risultato è atteso entro 48 ore», spiegano dalla Bocconi. I corsi sono ripresi anche in presenza e frequentano il campus, a turno, 1.800 universitari. «Questa campagna di test era stata prevista come misura aggiuntiva di prevenzione — spiegano in ateneo —. Eravamo partiti a luglio con i test sierologici per tutta la comunità Bocconi, da ottobre il via anche ai tamponi, poi c’è stato il lockdown. E adesso con l’avvio del semestre abbiamo iniziato con i test rapidi nelle residenze».

Intanto dal bollettino regionale di lunedì, che conta 1.491 casi e 45 decessi, emerge una crescita evidente dei ricoveri, sia nelle terapie intensive (+5) che negli altri reparti Covid (+85). A preoccupare è soprattutto la situazione epidemiologica nella provincia di Brescia, con l’affanno di molti ospedali, che stanno trasferendo alcuni pazienti nelle altre province. Una situazione che preoccupa il Pirellone, che ha chiesto lumi al Cts a Roma: non una richiesta di autorizzazione, ma una sorta di condivisione della situazione attuale. Le valutazioni su restrizioni nella provincia di Brescia sembrano sempre meno rimandabili. Il dubbio oscilla solo tra la gradazione del colore, dall’arancione al rosso.

23 febbraio 2021 | 07:05

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