Covid in Italia, il monitoraggio: Rt a 1,5. «La popolazione resti se possibile a casa e limiti i contatti»

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L’epidemia di Covid in Italia «è in rapido peggioramento», con «segnali di criticità» negli ospedali che portano verso il «raggiungimento imminente di soglie critiche»: sono dunque «necessarie misure che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità».

A scriverlo sono il ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità nel monitoraggio settimanale, uno dei due dati — insieme con il bollettino quotidiano dei dati — che potrebbero spingere il governo a decidere di intervenire al più presto, con misure a carattere nazionale, per tentare di arginare la pandemia di Covid in Italia.

Secondo il monitoraggio settimanale, «è fondamentale che la popolazione rimanga a casa quando possibile e riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie»: anche perché l’incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni è passata da 75 a 146 casi per 100 mila abitanti, il numero di casi sintomatici è quasi raddoppiato (passando da 15.189 nel periodo 28/9-11/10 a 27.114 nel periodo 5/10-18/10) e l’indice Rt — calcolato sui casi sintomatici — è pari a 1,50, una situazione definita «molto grave».

Il report dettaglia il sostanziale malfunzionamento del sistema di tracciamento: «Questa settimana», si legge, «soltanto uno su quattro dei casi è stato rilevato attraverso attività di tracciamento di contatti, mentre il 31,7% è stato rilevato attraverso la comparsa dei sintomi». E ancora: «Si osserva una rapida crescita dell’incidenza, impossibilità sempre più frequente di tenere traccia di tutte le catene di trasmissione e rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica».

I focolai attivi sono 7.625, «di cui 1.286 nuovi». Un numero, questo, in diminuzione: ma questo dato deriva «probabilmente» dal «forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico».

Negli ultimi 7 giorni «sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico anche se la trasmissione intra-scolastica appare ancora limitata (3,5% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione). È tuttavia chiaro che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste».

Il bollettino segnala poi che, «se l’andamento epidemiologico mantiene il ritmo attuale, esiste una probabilità elevata che numerose Regioni e Province autonome raggiungano soglie critiche di occupazione di posti letto in brevissimo tempo».


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