Covid, il rugby piange uno dei suoi giganti: l’ex pilone dell’Italia Massimo Cuttitta morto a 54 anni

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L’ultimo placcaggio è stato devastante per Massimo «Maus» Cuttitta, 54 anni, pilone e colonna portante dell’Italrugby che su finire dello scorso secolo rivoluzionò le gerarchie fino a convincere i padroni di Ovalia ad allargare i confini del Sei Nazioni.

Il Covid si è portato via un uomo gigantesco, uno che in prima linea non faceva un passo indietro e che dell’arte della mischia aveva fatto la sua vita. Cuttitta è morto alle 19.30 all’ospedale di Albano Laziale dove era ricoverato da due settimane per l’aggravarsi della polmonite bilaterale. Con lui c’era la mamma Nunzia che lo ha preceduto di tre giorni nell’ultima corsa della vita.

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La notizia non lascia sgomento solo il rugby italiano, perché Massimo Cuttitta era uno dei più apprezzati tecnici a livello mondiale: ha allenato la mischia della Scozia fino a farla tornare a dominare in Europa, ha collaborato con Canada e Romania e negli ultimi tempi aveva aperto una scuola per i tecnici che volessero apprendere i segreti dell’arte della mischia.

Cresciuto in Sudafrica dove il papà Carlo era andato per lavoro, a Stellenbosch aveva iniziato a giocare a rugby insieme con il gemello Marcello. E insieme hanno segnato un’epoca dell’ovale azzurro (70 presenze), fatto battaglie come quella che al Mondiale del Sudafrica, anno 1995, diventò una questione di orgoglio: Marcello fu escluso dalla partita con l’Inghilterra, Massimo andò in campo e segnò una meta di rabbia: «Un meta per la famiglia», disse a microfoni spianati, perché erano gemelli diversi, ma indivisibili.

C’è un’intera generazione di fenomeni, da Diego Dominguez al capitano Massimio Giovanelli, che domenica sera ha perso un pilastro. Sul gruppo whattsapp dell’Amatori Milano, la squadra dello scudetto e delle grandi amicizie, negli ultimi giorni erano apparse sole preghiere e incoraggiamenti. Da domenica sera solo silenzio.

11 aprile 2021 (modifica il 11 aprile 2021 | 21:37)

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