Coronavirus, scontri a Napoli. L’allerta al Viminale su malavita e ultrà: c’è il timore di un’escalation

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Dall’inizio della pandemia e delle conseguenti misure restrittive al Viminale c’è grande attenzione, prima ancora che allarme, per l’emergenza sociale che può degenerare in disordine pubblico. Finora le reazioni collettive sono state contenute; dopo i timori iniziali per gli assalti ai supermercati, la primavera e l’estate sono trascorse in maniera relativamente tranquilla, ma c’era timore per l’autunno. La guerriglia di Napoli è stata estemporanea e improvvisa per com’è maturata, a ridosso del proclama del governatore sul lockdown regionale (un po’ come le rivolte nelle carceri a marzo, subito dopo l’annuncio della sospensione dei colloqui), ma non inattesa. Ora bisogna evitare che la fiammata si trasformi in incendio, non fosse che per spirito emulativo. I nuovi scontri di ieri alla manifestazione dei Cobas sono un’ulteriore scintilla, ma situazioni simili potrebbero riproporsi altrove; soprattutto in alcune città del Sud, dove l’attività delle organizzazioni criminali si mescola con la vita quotidiana delle periferie e non solo .

L’altro giorno, all’incontro del ministro dell’Interno con i sindaci, il capo della polizia Franco Gabrielli ha evocato proprio il rischio di scontri e tensioni di piazza improvvise, per rispondere a chi chiedeva di ricorrere a Reparti mobili e battaglioni, solitamente impegnati negli stadi, per il controllo delle «zone rosse»: quelle forze servono per essere schierate e spostate sui territori a seconda di singole e non preventivabili esigenze, non si possono utilizzare per sorvegliare piazze e locali della movida. E l’altra notte s’è visto quali sono le emergenze.

Le bande che hanno attaccato le forze dell’ordine non costituiscono un elemento della protesta, bensì una conseguenza. C’è la volontà di cavalcare e sfruttare (anche in maniera organizzata) momenti critici, più che una strategia per generarli. Il raduno anti-De Luca degli esercenti è stato soppiantato dall’arrivo di gruppi di malintenzionati a bordo di scooter, che hanno avviato o reso più cruenti gli scontri. Così la regia è passata nelle mani di quel sottobosco malavitosoche si nutre di illegalità: giovani (e non solo giovani) che sono pure manovalanza di bassa camorra; frequentatori di curve interessati più ad aggredire «le guardie» che al tifo, e ora non ne hanno l’opportunità; frange di popolazione che vivono di microcriminalità, espedienti e lavoro nero legato anche alla vita serale e notturna, per i quali si prospetta un nuovo periodo di «magra». Tutti elementi già comparsi al tempo dei tumulti contro le discariche durante l’emergenza rifiuti.

La politica, almeno per adesso, pare entrarci poco. Ma per gli estremismi anti-sistema di destra e di sinistra, ogni situazione potenzialmente incandescente è un’occasione da sfruttare. I gruppi antagonisti c’erano, nella piazza anti-De Luca, ma non sono stati loro a provocare gli scontri. E il commento comparso su uno dei siti web dell’antagonismo di sinistra, attribuito al centro sociale Askatasuna, è più un’analisi dei fatti che una condivisione; la descrizione di una reazione «di pancia, contraddittoria, ambigua, stratificata come la società in cui viviamo, come il suo rovescio», utile però a denunciare «l’incapacità di chi ci governa, il fallimento di questo modello economico di fronte al virus, la violenza che per mesi chi è stato lasciato indietro ha dovuto subire».

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Sul fronte opposto, i neofascisti di Forza nuova sono stati spronati dal loro leader Roberto Fiore «alla disobbedienza per quanto riguarda le norme e le imposizioni totalmente illegali». Dopo la Campania si annunciano nuovi appuntamenti «a Roma e in tutta Italia contro il lockdown e la dittatura sanitaria». E nella capitale, qualche «camerata» della stessa fazione ha già sfidato le chiusure notturne perché «da Napoli è partita la rivolta e ora tutte le città devono gridare libertà contro chi ci sta riducendo alla fame». Anche per questo, al Viminale e nei servizi d’informazione, continua ad esserci grande attenzione al disagio sociale. Nella speranza che non diventi allarme per la sicurezza e l’ordine pubblico.

24 ottobre 2020 (modifica il 24 ottobre 2020 | 22:53)

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