Coronavirus in Emilia-Romagna, nuovo Dpcm: ristoratori e baristi in piazza il 28

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Il pasticciere Gino Fabbri
Il pasticciere Gino Fabbri

Mercoledì 28 ottobre, anche a Bologna, come in altre 17 città italiane, ristoratori e baristi scenderanno in strada, per protestare contro «gli ultimi provvedimenti presi da Governo e alcune Regioni per il contenimento della seconda ondata di Covid-19», che «stanno mettendo definitivamente in ginocchio i pubblici esercizi». Un’iniziativa organizzata da Fipe-Confcommercio per ricordare «il valore economico e sociale del settore e chiedere alla politica un aiuto per non morire». A Bologna l’appuntamento è per le 11.30, in piazza Maggiore. In Emilia-Romagna sono a rischio 25mila imprese che occupano oltre 800mila lavoratori. «È impensabile che l’unica ricetta proposta per contrastare la pandemia sia quella di chiudere tutto e di generare una psicosi di massa – spiega Matteo Musacci, presidente regionale Fipe Emilia-Romagna. Coniugare sicurezza e lavoro è possibile e deve essere l’obiettivo principale del Governo e di tutta la politica. In questi mesi – ha ricordato Musacci – gli imprenditori della ristorazione e dell’intrattenimento hanno investito tanto in sanificazioni, Dpi per lavoratori e clienti e misure di sicurezza all’avanguardia». L’associazione di categoria chiede quindi «alle Istituzioni di prevedere degli strumenti concreti e adeguati incentivi per risollevare il settore: nel ventaglio delle richieste la riduzione dell’Iva del 50%, contributi a fondo perduto, interventi per far riprendere il turismo, credito d’imposta sugli affitti dei locali». Misure che servono «immediatamente», sottolinea Fipe Emilia-Romagna.

Il caso di Fabbri

C’e’ chi reinventa gli orari per ridurre le perdite causate dal coprifuoco imposto dal Governo. E chi invece decide di chiudere per la pausa pranzo, apposta per dare una mano ai ristoratori in difficoltà. È il caso del maestro pasticciere Gino Fabbri, che ha deciso di variare gli orari del suo locale in via Cadriano a Bologna, proprio in segno di solidarietà nei confronti degli altri esercenti. «Queste chiusure, che andavano evitate in tutti i modi, taglieranno le gambe a tanti- commenta Fabbri, su Facebook- da martedì noi saremo aperti dalle 7.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 18. Abbiamo scelto di chiudere in pausa pranzo per solidarietà e aiuto nei confronti dei colleghi ristoratori. Ci fa male dirlo, perché questa decisione è una sconfitta, ma per qualche settimana la pausa pranzo non si farà in pasticceria per favorire colleghi che vengono penalizzati dal nuovo decreto, pur avendo spazi perfetti per farvi accomodare e rilassare in totale sicurezza, e purtroppo per i nostri comportamenti non possono piu’ farlo».

«Aiutiamoci tra noi e usiamo il buonsenso»

Secondo Fabbri, del resto, «siamo chiamati ad aiutarci tra noi e a usare il buonsenso. Uscirne ora dipende da noi e dai nostri comportamenti, e’ ora di dimostrarlo». Al pasticciere arriva il plauso del Comune di Bologna. «Gino Fabbri è un amico ed è una persona buona, che fa dei piccoli gesti un segno tangibile e concreto di solidarietà», commenta Marco Lombardo, assessore al Lavoro di Palazzo D’Accursio. In città, intanto, altri locali hanno scelto di rimodulare gli orari puntando proprio sul pranzo (o meglio, sul «brunch») per controbilanciare le chiusure serali. «Ce ne sarebbe da dire- commentano ad esempio i gestori dell’osteria «Rude» di via Rialto – ma oggi non vogliamo lamentarci, perché sinceramente siamo stanchi ma non vinti. Chi la dura la vince. Ci vuole coraggio e non ci manca. Un abbraccio a tutti i colleghi in questa ora difficile».

26 ottobre 2020 (modifica il 26 ottobre 2020 | 16:22)

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