Coronavirus in Emilia-Romagna, Merola ai bolognesi: state a casa.Sindaco pronto a nuove misure

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Dal suo ufficio, davanti a un video, il sindaco Virginio Merola giovedì, preannunciando l’arrivo di «altri provvedimenti necessari» ha lanciato un appello ai bolognesi, perché rispettino sempre le regole anti-contagio, restino il più possibile a casa, evitino feste e assembramenti. «Serve rispetto per le vittime, per il personale sanitario, per le forze dell’ordine e per il personale dei trasporti — dice Merola — ma soprattutto rispettiamo la nostra scuola, dobbiamo permettere ai nostri figli di continuare le lezioni». Le scuole, però, intanto si mettono comunque sulla difensiva. E in alcuni casi tornano (o stanno studiando di tornare) alla didattica a distanza, anche dove erano riuscite a garantire a tutti gli alunni di tornare in aula. Non solo: c’è chi ha introdotto l’obbligo di mascherina agli studenti anche quando sono fermi al banco e chi presto lo consiglierà caldamente. Insomma, i presidi stanno studiando una strategia per evitare un nuovo lockdown scolastico.

I presidi

Il più deciso è il preside del Salvemini di Casalecchio Carlo Braga che, nonostante il Dpcm del 18 ottobre preveda restrizioni sulle scuole solo in caso di indicazioni da parte della Regione e della Ausl, «riporterà» una parte degli studenti a casa. Ha convocato per oggi il consiglio d’istituto, ma la strada è già segnata: «Metteremo — spiega — tutte le classi intermedie, cioè le seconde, le terze e le quarte, in didattica digitale integrata sincrona, dividendo in due la classe». Metà seguirà da casa e metà starà in classe a giorni alterni. Totalmente in presenza resteranno solo le prime e le quinte. «E chi sarà in aula — dice — avrà l’obbligo della mascherina». Facendo così Braga riuscirà a ridurre gli studenti di circa 450 unità al giorno: «Circa 900 saranno a scuola, mentre in 450 seguiranno le lezioni da casa». Del resto Braga lo spiega bene nel documento che metterà ai voti: «È stata valutata l’impraticabilità di posticipare l’orario di ingresso o di attuare i turni pomeridiani, sia in considerazione dell’elevato numero di studenti pendolari da comuni distanti, sia per la presenza di un elevato numero di studenti disabili la cui gestione ricadrebbe sulle famiglie». Nel vicino istituto alberghiero Veronelli la dirigente Tiziana Tiengo ha già studiato un’organizzazione più protettiva che metterà ai voti martedì: «Approveremo un regolamento — spiega — per introdurre la didattica mista che prevede le classi una settimana in presenza e una settimana a distanza, garantendo i laboratori sempre in presenza. Il problema non è la scuola, sono i trasporti, ma non siamo in grado di far entrare gli studenti alle 9, perché vengono tutti da lontano». Il primo a introdurre l’obbligo della mascherina al banco, in base all’andamento dei contagi, è stato il dirigente del Belluzzi-Fioravanti Edoardo Soverini. «Ho seguito le indicazioni del Cts — spiega — e l’obbligo resta soprattutto adesso. Quanto alla didattica, spero che la Regione ci dia qualche bus in più di quelli annunciati, altrimenti devo rivedere gli ingressi». Al Copernico il piano per la didattica integrata c’è già e viene già utilizzato (come succede in molte scuole, anche medie) quando ci sono alunni in quarantena o positivi. «Se servirà estenderla, siamo attrezzati: ogni docente ha una telecamera portatile con microfono per fare lezioni sincrone», spiega la preside Fernanda Vaccari. E al Righi, dove in questo momento ci sono due classi in quarantena e due in isolamento in attesa di tampone, per ora l’organizzazione resta com’è, nonostante nei giorni scorsi ci fossero diverse opzioni alternative al vaglio. «Ma valuteremo l’introduzione dell’obbligo della mascherina anche al banco», dice il preside Fabio Gambetti. «Non imporremo nulla — dice la preside del Minghetti Roberta Fantinato — ma nei prossimi giorni anche noi consiglieremo l’uso costante della mascherina, cosa che secondo me si doveva prevedere da subito per non creare fraintendimenti».

23 ottobre 2020 (modifica il 23 ottobre 2020 | 16:27)

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