Capodanno, ricordiamoci che gli animali soffrono per i botti

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L’anno che sta appena passando – l’unico che da decenni se non da secoli ci ha costretto a restare chiusi in casa per colpa della pandemia scoppiata nel 2020 – potrebbe terminare stimolando nei cittadini due comportamenti diversi e opposti. La prima ipotesi è di restare chiusi disciplinatamente in casa, seguendo alla Tv le solite scontate kermesse di addio all’anno morente e di benvenuto a quello nascente, evitando abbracci e baci sotto il vischio (sfidando i divieti di contatto ravvicinato e di furto di pianta protetta) e brindando con il solito spumante nazionale. O, seconda ipotesi più sbarazzina, scegliere una furente protesta contro le severe norme del lockdown, scatenandosi in bordate di fragorosi botti, petardi, bombe carta e scariche di fucilerie e rivoltellate dai balconi di casa con le esibizioni scomposte che gli anni scorsi avevano provocato affollamenti nei Pronto soccorso degli ospedali per la perdita di occhi, falangi e intere mani degli sconsiderati amanti dei botti di Fine anno, che hanno ancora un certo seguito nel nostro Paese.

Credo che la disciplina e il senso civico dimostrato durante la pandemia dalla maggior parte degli italiani si manifesterà invece (anche per i costi dei fuochi pirotecnici ed esplosivi) mantenendo un comportamento razionale e rispettoso di leggi e regolamenti ancorché poco graditi. Comportamenti, non mi stancherò mai di ripetere, che consentiranno risvolti benefici, non solo per la salute (pensate alle conseguenze dei tremendi frastuoni sui malati e anziani costretti a letto) ma anche su creature che con noi convivono, come gli animali di compagnia, terrorizzati dagli improvvisi e inaspettati boati che li costringono a fughe disperate in luoghi pericolosi e sconosciuti.

Ma anche la fauna selvatica, che nelle città divenute deserte per la pandemia avevano riconquistato il loro spazio prima occupato dalla specie egemone della «Scimmia nuda», si troverebbero a dover affrontare minacce imprevedibili e sconosciute. Penso agli uccelli sloggiati dai dormitori arborei, ai pipistrelli, alle volpi, ai caprioli e ai ricci, ai cinghiali e alle istrici che, avendo per mesi riacquistato la loro libertà, dovranno adattarsi a fuggire tra mortaretti e cocci di bottiglia per tornare ai loro habitat primitivi.

Molte città, come Napoli e Palermo, Venezia, Treviso e Desio, ma anche Roma, quest’anno hanno emanato severi divieti ai cosiddetti giochi pirotecnici. Ci si augura che questi provvedimenti vengano adottati anche da altre città per un inizio d’anno tranquillo e non funestato da disgrazie oltre a quelle alla quale il virus ci ha già costretti che toglierebbe spazio in corsia alle vittime del Covid.

31 dicembre 2020 | 08:55

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