Brusaferro: curva in decrescita, ma rallentata. «5 Regioni a rischio per i posti letto in area medica»

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«L’Rt è più basso di 1, siamo a 0,93. M a è in leggera ricrescita rispetto alla settimana scorsa. Sono in decrescita le curve per occupazione dei posti letto, e questo è ovviamente positivo». Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, commentando il dati del monitoraggio settimanale della cabina di regia. «La curva nel nostro Paese è in decrescita, ma un po’ rallentata. Però ci sono paesi a noi vicini che mostrano invece una curva in ricrescita. Questo è un tema di grande attenzione, ed è un grande incentivo a fare in modo che nostra curva si mantenga in decrescita» ha aggiunto. «I sacrifici stanno dando fruttiperché è evidente che la curva epidemica rimane sotto controllo pur con lieve incremento di Rt su base nazionale – ha spiegato il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli – Con l’inizio della campagna vaccinale, vediamo il primo raggio di sole e di luce dopo la notte buia, profonda e dolorosa vissuta quest’anno».

«Regioni ancora in sovraccarico»

«Liguria, Calabria e Veneto hanno superato Rt nel limite inferiore sotto 1 e questo segnala la probabilità che i casi aumentino. Altre come Puglia e Basilicata hanno Rt intorno a 1 e altre vicino a 1. Questo dà un segnale di attenzione perché sono nella fascia di Rt dove il numero di casi tende a non decrescere» spiega ancora Brusaferro. che ha commentato anche i dati che vengono dagli ospedali di tutto il Paese. «Cinque regioni hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione posti letto in area medica in 30 giorni e tre regioni per le terapie intensive. La situazione è in miglioramento ma c’è una quota importante di regioni che comunque è ancora sopra soglia per il sovraccarico di aree mediche e c’è una regione che questa settimana non è riuscita a raggiungere la completezza del dato e quindi è collocata come a rischio elevato».

«62 milioni di dosi di vaccino»

La campagna vaccinale, appena iniziata, ha già attirato critiche sui tempi di somministrazione. «Mi pare ingeneroso parlare di ritardi italiani rispetto ad altri Paesi – commenta Locatelli – È largamente prematuro valutare una campagna di queste dimensioni a soli quattro giorni dalle prime somministrazioni». Il presidente del Consiglio superiore di sanità ha fatto il punto sui dati: «Oltre alle prime 470mila dosi di vaccino, vi saranno a gennaio ogni settimana dalle 450mila alle 490mila dosi e questo è un dato importante che dimostra che questa sarà la nostra più grande campagna vaccinale». Il 6 gennaio Ema «ha in programma l’approvazione per il vaccino di Moderna» e saranno cosi disponibili «altre 10 milioni e 600mila dosi di vaccino». È poi «in fase avanzata di negoziazione la possibilità di acquisire un numero equivalente di dosi da parte di Moderna. Quindi sommando dosi di Pfizer e Moderna, sostanzialmente arriviamo a sfiorare i 62 milioni di dosi».

31 dicembre 2020 (modifica il 31 dicembre 2020 | 12:06)

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