Bologna ore 22, scatta il coprifuoco «giallo». In giro restano solo i rider (e i pusher)

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Piazza Maggiore deserta (Foto Benvenuti/Nucci)
Piazza Maggiore deserta (Foto Benvenuti/Nucci)

Tutti a casa, ordinatamente. Un’ora prima delle fatidiche 22 il centro storico era già immerso nel silenzio. Quasi come quello totale, assoluto e lunghissimo della scorsa primavera. Questione di minuti però. Preludio della seconda «prima notte», quella del lockdown «giallo» che ora si chiama anche coprifuoco. Dettagli linguistici. Non è invece un dettaglio il fatto che questa seconda esperienza di clausura responsabile duri sette ore e non ventiquattro: passata la notte tutti, volendo, potranno di nuovo uscire. Psicologicamente è un’altra cosa.

Il brulichio leggero leggero

Fuori, prima che tutto chiuda, c’è un brulichio leggero leggero di persone e un frenetico andirivieni di rider in bicicletta. Traffico si direbbe se non fosse così diluito nel nulla delle strade. Pedalate veloci, ma prima l’attesa davanti al ristorante o pizzeria coi colleghi: due parole, una sigaretta, lo smartphone, la mascherina su e giù e si riparte. Viaggia il cibo dai locali alle case, lo stesso fanno i cittadini sul marciapiede in attesa dell’ultimo autobus prima che suoni la ritirata. Proprio come accadeva ai militari, spesso affannati, che dovevano rientrare in caserma. Procedono lentamente gli autobus, fermi i pochi taxi in attesa di clienti. i portici passano sporadici gruppetti di amici o coppiette. Sembra deserta piazza Maggiore, ma sul sagrato ci sono gli ultimi irriducibili. Una camionetta della polizia lì davanti. Si vedono da lontano, le luci blu.

Piazza San Francesco

Vigili urbani dentro una transennata piazza San Francesco, due volanti della polizia a metà di piazza Aldrovandi, altre pattuglie in piazza Verdi. Spoglia come a marzo la zona universitaria. Ma non del tutto. Il coprifuoco fa riemergere di nuovo piccoli assembramenti di spacciatori, «ehi, psss… ehi vuoi qualcosa?». Il mercato è sempre aperto. Ora sulle sedute di Palazzo Bentivoglio. Ecco, nulla è cambiato, riprenderà anche la corsa fra guardie e «ladri». È presto per rivedere i solitari, quelli senza casa, senza riparo, senza bussola.

Piazza Santo Stefano

Piazza Santo Stefano sembra quella metafisica e deserta di alcuni lustri fa. In via Oberdan la luce di una chiesa, dentro i fedeli, una decina. Via Indipendenza di nuovo drittissima e vuota, il Pratello pure. Si rincorrono le serrande mezze abbassate di chi fa asporto. Fuori gli ultimi clienti. Un tabaccaio aperto, niente di più. Chi passeggia aspetta l’ultimo istante prima di rientrare. È tutta un’attesa. E tutto è sospeso, aspettando l’alba per poter riuscire di nuovo. Sembra che tutti sappiano ormai cosa bisogna fare. Speriamo.

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7 novembre 2020 (modifica il 7 novembre 2020 | 09:11)

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