Bologna, lo sfogo di una preside: «Ormai siamo un surrogato della Ausl, la didattica è in secondo piano»

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Lavora insieme ai suoi referenti Covid fin dopo mezzanotte tutti i giorni, sabato e domenica compresi, ma adesso dire che il vaso è colmo, dopo due anni in trincea, è un eufemismo. Nonostante mantenga sempre un tono pacato, Filomena Massaro, dirigente dell’Ic 12, non nasconde il momento di grande sconforto: «La gestione in questo momento è davvero complicatissima, le classi con dei casi positivi sono tante, tantissime, e noi dirigenti e referenti Covid ormai lavoriamo quasi 24 ore al giorno, c’è una tensione enorme, ci stiamo logorando, non ce la facciamo davvero più».


Aule decimate

In questo momento Massaro ha metà classi della primaria in dad e l’altra metà con un caso già segnalato: avanti di questo passo in pochi giorni le elementari dell’Ic 12 rischiano di restare vuote. E anche quando le classi reggono «ci sono alcune famiglie che, per timore dei contagi, chiedono di poter attivare la didattica integrata per tenere a casa i figli: nel limite del possibile proviamo a venire incontro alle richieste, perché in alcuni casi ci sono situazioni particolari di fragilità di cui tenere conto», spiega la dirigente.

«Siamo un surrogato dell’Ausl»

In questo contesto, va da sé, la didattica passa quasi in secondo piano, perché tutte le energie sono concentrate su altro. «Il nostro lavoro dovrebbe essere incentrato sulla didattica — dice Massaro — ma ormai sta diventando preponderante il lavoro di tracciamento degli alunni, una sorta di surrogato del trattamento sanitario, in pratica siamo di supporto alla Ausl in questo momento, perché non riescono a star dietro a tutti i casi». E così i dispositivi di quarantena del dipartimento di Sanità pubblica sono un oggetto raro ormai: «La Ausl, come ci ha spiegato anche nell’ultimo incontro — dice la preside — si è ritrovata con una quantità di prese in carico che non è in grado di processare, finora sono riusciti a coprire il 30% dei casi che avrebbero dovuto». Questo significa che ormai la palla infuocata è passata quasi del tutto nelle mani dei dirigenti scolastici: portano loro il carico della responsabilità di procedere celermente a sospendere l’attività in presenza, quando ci sono dei positivi.

«Le semplificazioni sono rischiose»

Quindi si può parlare di scuola in presenza in queste condizioni? «In questo momento la scuola in presenza è frammentatissima e parcellizzata, ci sono bambini che non fanno a tempo a rientrare a scuola che dopo qualche giorno sono di nuovo in dad per altri 10 giorni». Per questo «bisogna fare attenzione a parlare di semplificazione — dice Massaro in risposta alle richieste di viale Aldo Moro a Roma —: se applichiamo anche sulla primaria le regole in base allo stato vaccinale che si applicano in medie e superiori davvero chiudiamo, perché i casi sono troppi, non ce la facciamo. Prima di parlare di semplificazione, bisognerebbe ascoltare chi lavora tutti i giorni nelle scuole, perché non si può immaginare la complessità delle casistiche che ci troviamo ad affrontare che non trovano risposta nella normativa. Servono norme chiare e invece si costruiscono modelli macro, all’interno dei quali alla fine restiamo da soli a dover decidere».

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27 gennaio 2022 (modifica il 27 gennaio 2022 | 07:31)

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