Bologna, i lavoratori protestano in Piazza Maggiore: «Libertà e lavoro». E c’è chi sventola slip

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Proteste a Piazza Maggiore a Bologna
Proteste a Piazza Maggiore a Bologna

Baristi, ristoratori, ma anche gestori di palestre e scuole di ballo, tassisti, sfogline e centinaia di commercianti esasperati dopo l’ultimo Dpcm che impone la chiusura delle attività alle ore 18. Erano in tantissimi stamattina in Piazza Maggiore per la protesta (pacifica) andata in scena nel cuore della città all’urlo di «Libertà», «Dimissioni» e «Lavoro». Tutti messaggi spediti direttamente a Palazzo Chigi da esercenti colpiti da un provvedimento ritenuto ingiusto e probabilmente letale per molte categorie, a dimostrazione della grande partecipazione di quest’oggi. Il pavimento del Crescentone, simbolicamente, è stato apparecchiato con piatti, calici e posate, mentre col megafono i manifestanti hanno ribadito l’intenzione di suonare ogni giorno, prima della chiusura, la tipica sirena del coprifuoco. «Un termine che il Governo non vuole usare, ma di questo si tratta», urla qualcuno dalla folla. «La colpa è nostra che diamo da mangiare alla gente» dice qualcun altro, spiegando che forse la ripresa dell’epidemia in Italia sarebbe da ricercare in altri contesti. Scuole e trasporti su tutti. «Se lavorare non è più un diritto, pagare le tasse non è più un dovere», ribadiscono altri ancora per strada. E c’è anche chi propone lo sciopero fiscale come segno di disobbedienza civile. Dopo circa un’ora attorno alla piazza centrale della città, il corteo, presidiato dalle forze dell’ordine, è terminato senza incidenti, ma con molta probabilità non sarà l’ultima protesta inscenata anche a Bologna, come nel resto del Paese.

Le altre proteste in città

Il settore dei bar e dei ristoranti viene così lasciato in mutande dall’ultimo Dpcm? Per i diretti interessati, anche peggio. «Ci stanno togliendo anche queste», dice Simonetta sventolando un paio di slip davanti al bar che gestisce insieme ad altre tre socie, il «Miky e Max» di via Orfeo, a Bologna. Sui tavolini del dehor, a metà mattinata, ci sono bevande e salatini da offrire ai passanti: «Un aperitivo simbolico in un orario strano, perché ci costringono a fare così», spiega Simonetta. Un flash mob annunciato sulla pagina Facebook del locale per sensibilizzare e protestare sull’ultimo decreto approvato dal governo. Di mutande ci sono quelle disegnate appese sul dehor e poi quelle, vere, alzate in aria dalle socie del locale: «Il nostro non è un gesto di protesta, ma un gesto per far vedere che se prima ci avevano lasciato in mutande, adesso manco quelle- sottolinea Simonetta- quindi facciamo un pacchettino e le mandiamo al governo». Anzi, «io le mando a Conte», si spinge più in là un’altra socia di «Miky e Max». L’obiettivo dell’iniziativa organizzata è «farci vedere, perché i nostri clienti e il quartiere capiscano che abbiamo bisogno di lavorare come tutti», spiega Simonetta.

I numeri delle perdite

Prima dell’emergenza Covid, il volume di affari di «Miky e Max» si aggirava sui 40.000 euro al mese, poi è crollato del 60% e ora imponendo la chiusura alle 18 «ci tagliano piu’ della metà dell’incasso» rispetto all’ultimo periodo, fa i conti la barista. I ristori promessi dal Governo? «Non chiediamo soldi», sottolinea Simonetta: «Se anche ci danno 6.000 o 10.000 euro», visti gli incassi precedenti e le spese che comunque vanno affrontate, «cosa ce ne facciamo? Possiamo ringraziare, ma non serve a niente». Perche’ il coprifuoco serale vuol dire che «dalle 14.30 o 15 in poi non fai nulla», allarga le braccia la portavoce delle quattro socie, che portano avanti il bar insieme a due dipendenti in cassa integrazione da marzo. Dopo il primo lockdown «abbiamo cercato di comportarci sempre come ci e’ stato chiesto, pensando di non arrivare a questo punto. Ci aspettavamo un orario un po’ ridotto- continua Simonetta- ma almeno fino alle 21».

Il problema dei controlli

Il Dpcm «spara nel mucchio, secondo molti di noi era meglio controllare e punire chi non è virtuoso, mentre così danno la colpa a tutti», protesta la barista, raccontando che negli ultimi mesi i controlli da «Miky e Max» ci sono stati ma senza mai un verbale. Anzi, «molti vengono da noi perché si sentono tranquilli- afferma Simonetta- visto che c’e’ il dehor e perché vedono che noi in continuazione puliamo tavoli, sedie e stiamo attente».

Le idee per «tirare avanti»

L’iniziativa in via Orfeo è parallela alle altre proteste del settore, compresa quella in corso proprio stamattina in piazza Maggiore. «Noi abbiamo cercato di fare una cosa nel quartiere, dove i clienti sono come dei congiunti», spiega Simonetta: «Non volevamo prevaricare la piazza delle associazioni, quello a cui noi teniamo moltissimo è che le persone normali, della strada, capiscano che andare al bar e al ristorante non serve solo a noi ma a tutti». Necessario, quindi, puntare su nuove formule. «Faremo una merenda di quartiere itinerante», dice Simonetta, coinvolgendo altri locali in modo che ognuno proponga le proprie specialità. In più, «Miky e Max» inaugurerà il brunch del sabato. Basterà? «Il pensiero non è mai di chiudere- risponde Simonetta- ma sempre di tirare avanti».

28 ottobre 2020 (modifica il 28 ottobre 2020 | 13:56)

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