Biodiversità: Pievani, Italia Paese più ricco d’Europa

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

(di Francesco De Filippo) (ANSA) – TRIESTE, 14 MAG – “La grande novità che ci aspetta
nei prossimi mesi perché in Italia nasce questo grande Centro
sulla biodiversità, tanto atteso, con i finanziamenti del Pnrr:
una grande occasione per fare il punto sull’Italia, il Paese che
in Europa ha la più grande biodiversità. Ci sono 60mila specie
animali, 10mila specie diverse di piante vascolari”. Ne parlerà
oggi il filosofo Telmo Pievani, anticipato all’ANSA,
all’incontro (Bio) Diversità con Paolo Giordano e Jonathan Bazzi
alla rassegna Scienza e virgola della Sissa. Pievani si domanda “quali sono le ragioni per cui l’Italia è un laboratorio a cielo
aperto di diversità?”. “La ragione – dice – è duplice, legata
alla irregolarità del nostro territorio, le realtà montuose
perpendicolari nel Mediterraneo, una situazione unica,
considerando che lo stesso Mediterraneo è un hotspot di
biodiversità, associato al fatto che l’Italia è sempre stato un
luogo di passaggio di popolazioni biologiche, oltre che umane,
da Sud a Nord e da Est a Ovest. Questa è un po’ la ricetta
dell’unicità del nostro Paese”. “L’Italia – prosegue – non solo
è un laboratorio di diversità biologica ma anche di diversità
culturale. Probabilmente, ragioni simili a quelle che hanno
prodotto la diversità biologica, possono essere associate
all’altissima diversità culturale italiana, che si riscontra nel
numero dei dialetti, nelle minoranze linguistiche, tradizioni
gastronomiche. Insomma vari modi per misurarle e l’Italia spicca
come particolarmente ricca”. Il Centro sulla biodiversità “nascerà a luglio, avrà come centro il Cnr come coordinamento
generale, e come sede tipica, come hub, forse Palermo, poi
coinvolgerà 23 università, tre centri di ricerca, più altri
soggetti privati: è un grosso network che include un po’ tutto
il sistema della ricerca italiana”. Si rischia l’ennesimo
carrozzone? “Ci sto lavorando volentieri perché ci sono vincoli
europei molto stringenti: i fondi vanno spesi entro tre anni e
devono comportare impatti concreti, documentati. Rendicontazione
ogni quattro mesi, quindi i fondi non possono essere spesi a
pioggia o a casaccio”. “Mi occuperò della comunicazione. Il Cnr
mi ha chiesto di occuparmi dell’ impatto sulla società di questo
centro”. (ANSA).
   


Fonte originale: Leggi ora la fonte