Barbareschi, il mio show tv antidoto alla stupidità

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 “Avevo una gran voglia di tornare a fare tv e anche una gran paura, perché il tempo passa per tutti.
Ad agosto compio 65 anni, ufficialmente andrei in pensione. Ogni tanto lo chiedo a mia moglie: dimmelo se mi vedi rinco…”. Fiume in piena, a parlare è Luca Barbareschi, attore, produttore, autore, regista, amante della provocazione e dell’ironia graffiante, che a sette anni da Barbareschi Sciock su La7 e a venticinque dallo storico C’eravamo tanto amati su Rete4, torna alla guida di un programma tv. Titolo, “In barba a tutto”, con otto puntate in diretta (“a saltare sul trapezio con il materasso sotto rischio la narcolessia”), dal 19 aprile su Rai3 alle 23.15. Un occhio ai grandi anchorman statunitensi (“ho alle spalle 1.200 ore di intrattenimento come host e produttore negli Usa”) e uno studio che sembra un loft newyorkese, promette di farsi “intervistatore”, sebbene con qualche colpo di fioretto a monologo, per raccontare un mondo diverso in modo “politicamente scorretto”. Parola d’ordine, “sense of humor”. “Barbareschi è venuto da me con una serie di proposte – racconta il direttore di Rai3, Franco Di Mare – Mi sono innamorato subito di questa, perché era spiazzante. La nostra rete oggi viaggia molto bene anche per la sua capacità di rinnovarsi e guardare avanti senza paraocchi. Ecco, Luca è uno che di paraocchi ne ha francamente pochi”. “Diciamo che Di Mare ha avuto coraggio – sorride di rimando l’attore – perché non sempre la gente ha voglia o coraggio di lavorare con me”. Ci aveva pensato anche Angelo Guglielmi, dicono i due, tanto che il programma si sarebbe dovuto chiamare “Mi manda Guglielmi”. “Ma anche Coletta mi voleva”, incalza Barbareschi.
Prodotto da Verve Media Company, scritto dallo stesso attore, con Francesco Foppoli e Giovanni Filippetto, per la regia di Stefano Vicario e la musica dal vivo della Marco Zurzolo Band, il programma avrà tre temi a puntata per altrettanti ospiti. Si parte subito con Scienza e romanticismo e l’astrofisico Luca Perri; Essere contro con Morgan; e Il mondo della lirica è maschilista? con Katia Ricciarelli. “Mi piacerebbe avere il ministro Franceschini per parlare del futuro dello spettacolo italiano – prosegue Barbareschi – Ma anche Di Maio, la ministra Cartabia… Se vogliono venire a divertirsi, perché no?” La parità di genere? “Magari ne parleremo – prosegue – Sono super liberale, anche se va fatto un distinguo tra genetica e scelte personali. In tacco 12 posso anche essere eletto presidente Usa, ma sono comunque un uomo con i tacchi. Sto pensando anche a un film su questo tema, con una famiglia etero che vive in un villaggio con sindaco filippino trans, un’associazioni di nani… Oggi il politically correct sta diventando il vero contro-tema”.
Ma in questa pandemia, continua, “un altro virus pericolosissimo è la stupidità. Spero che questo spazio sia una vaccinazione settimanale. Provocherò un po’, ma spero sempre con intelligenza, leggerezza e rispetto verso l’ospite. Sarò uno showman dall’ironia ebraica – dice riconoscendosi più in uno stile alla David Letterman – Non perché gli ebrei siano più intelligenti, ma solo più allenati”.
Ma Barbareschi torna in tv perché, come ha detto lui, il teatro è morto? “Se i teatri fossero aperti condurrei il programma dal foyer del mio Eliseo a Roma – risponde -. Produco fiction, film con Woody Allen, Kusturica e Polanski. Non è per noia che torno in tv, ma perché se non faccio l’artista ogni tanto mi deprimo”. Quanto alla polemica lanciata a L’arena di Giletti circa il nero che girerebbe nei teatri italiani, prosegue, “se dico che la terra è tonda, rispondetemi che è piatta. Non vaff… Io non vedo l’ora di partire in crociera fino alle Colonne d’Ercole”. E ancora: “Ho detto che il Fus andrebbe ampliato da 70 a 700 milioni di euro, perché gli spazi economici ci sono. Così come che le associazioni di categoria devono portare proposte concrete alla politica, non procedere come mendicanti. Serve una riorganizzazione industriale del teatro, non una pioggia di finanziamenti a 200 spazi a Roma di cui non ne conosco nessuno. Così si tolgono risorse ad altri, importanti, come il Quirino, l’Ambra Jovinelli, il Brancaccio.
Appena ci faranno riaprire, io sono pronto a ripartire”.


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