Attentato a Vienna, la paura nei vicoli dove passeggiava Freud

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Date e numeri. La storia degli ebrei di Vienna nell’ultimo secolo si può riassumere in pochi eventi chiave. La paura che ieri sera – sempre che l’attacco non venga spiegato altrimenti – ha riportato scene mai dimenticate nella mente degli abitanti del quartiere intorno allo Stadttempel, la sinagoga centrale, si può spiegare con i drammi sparsi nel tempo. Nel 1934, la capitale austriaca contava una comunità ebraica di oltre 176 mila persone pari a quasi il 10 per cento dei residenti. Nel 1951, ripresa in parte la vita dopo la follia dell’Olocausto, erano 9 mila, lo 0,6 per del totale. Oggi sono poco più di 7 mila, sempre uno zero virgola dei viennesi di altre fedi.


Ancora date per comprendere i motivi della scomparsa della vita ebraica nella metropoli che fu il cuore del più grande impero a cavallo dell’Europa dell’Ovest e dell’Est. Nel novembre 1938, pochi mesi dopo l’Anschluss da parte di Hitler, la Notte dei Cristalli che infuriò in Germania raggiunge anche l’Austria, dove gli ebrei locali sono inseguiti e massacrati dalle camicie brune. Ancora: 1981, attacco da parte dei terroristi dell’Olp alla sinagoga centrale, la stessa, al 4 di Seitenstettengasse, che ieri era già chiusa al passaggio degli assalitori: spari e bombe a mano contro gli invitati a una cerimonia di bar mitzwah , la maggiorità ebraica, lasciano due morti e molti feriti. Quattro anni più tardi, il 27 dicembre 1985, i passeggeri di fronte al banco dell’El Al, all’aeroporto di Vienna, vengono presi di mira da tre terroristi palestinesi, in contemporanea con un’analoga operazione allo scalo di Fiumicino. In Austria i morti sono tre, i feriti 39.

Ieri, gli uomini vestiti di bianco e armati di fucili d’assalto non hanno preso di mira il tempio ma bar e ristoranti, sparando a casaccio anche contro i passanti. Ma non potevano ignorare che le strade strette dove si muovevano correndo e seminando sangue e morte portano nomi come Judengasse. E che gli edifici di quel quartiere antico non nascondono l’appartenenza alla tradizione e al mondo ebraico. Un mondo che durante la Seconda guerra mondiale è stato distrutto irreparabilmente. Tanto che delle centinaia di sinagoghe e case di preghiera, delle yeshivot (le scuole religiose) e dei locali kosher del vivacissimo quartiere ebraico solo lo Stadttempel è rimasto in piedi. Quelle strade, dove hanno passeggiato Martin Buber e Sigmund Freud, trasudano di ricordi di un mondo antico. Certo, forse gli uomini che hanno sparato senza pensare contro persone inermi sapevano poco o nulla di tutto ciò. Ma le loro azioni sono comunque destinate a far riemergere gli orrori di un passato che non vuole, o forse non può quietarsi.

3 novembre 2020 (modifica il 3 novembre 2020 | 08:08)

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