>>>ANSA/ Super-ministero Ambiente,Italia guarda a modello Ue

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di Domenico Conti (ANSA) – ROMA, 10 FEB – I 209 miliardi del recovery fund
rischiano di provocare un terremoto politico nei palazzi del
potere ministeriale: con il sì di Mario Draghi a un ministero
per la Transizione ecologica, l’ambiente, tradizionale
Cenerentola nella spartizione del potere e delle risorse,
diventa più centrale. L’ipotesi di un accorpamento del relativo
ministero con lo Sviluppo economico è l’ipotesi che sembra
delinearsi: comporterebbe una ridefinizione di poltrone,
competenze e priorità, spostamento di dirigenti, riassegnazione
di fondi.
    Per l’Italia, la svolta nella trattativa fra il premier e le
rivendicazioni dei 5 Stelle colmerebbe il gap sulle politiche
ambientali che la separa dai Paesi europei più avanzati. Se una
delle ipotesi era un semplice potenziamento del ministero
dell’Ambiente, mettendolo in primo piano nella gestione dei
fondi del recovery fund con nuove competenze ad esempio
nell’energia a una maggiore assegnazione di fondi, le parole di
Luigi Di Maio sembrano aprire ad uno scenario più ambizioso: “Il progetto – ha poi dichiarato su Facebook il ministro degli
Esteri uscente – punta infatti a sostenere l’ambiente, come il
M5S ha sempre fatto, e ad integrare la difesa della nostra terra
con le opportunità di sviluppo e di crescita economica”.
    Una soluzione che avvicinerebbe l’Italia al modello europeo:
in Francia il ministero delle Transizione ecologia accorpa
Trasporti e Infrastrutture e la casella-chiave dell’energia, ed
è nella cabina di regìa che gestisce e decide sul recovery
assieme al presidente Macron e al ministro dell’Economia Bruno
Le Maire. In Spagna lo stesso ministero fa le politiche
energetiche. In Svizzera, esiste un unico ‘Dipartimento federale
federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle
comunicazioni’ che accorpa, appunto, ambiente, Sviluppo
economico, trasporti. Soluzioni ariche di ripercussioni
politiche in Italia, dove spostare competenze e poteri al Mit, o
al Mise, è una piccola rivoluzione. Naturalmente, anche le
nomine giocheranno un ruolo chiave, con la casella del nuovo
ministero che, se data a al ministro dello Sviluppo economico
uscente, Stefano Patuanelli, o a quello degli Esteri Luigi Di
Maio, offrirebbe ai 5 Stelle un incentivo in più.
    Proprio sugli stanziamenti per la conversione green,
sull’utilizzo dei 209 miliardi che l’Europa vuole siano
utilizzato per una vera e propria svolta, si profila già il
braccio di ferro che caratterizzerà la ‘messa a terra’ del
recovery italiano. Proprio la presidente del Wwf, parlando alla
Camera, ha messo il dito nella piaga delle “risorse che mancano
all’appello” del precedente piano italiano per il recovery fund,
con un 31% dedicato alla transizione verde contro il 37% che è
la soglia minima imposta dalla Commissione europea.
    Draghi – riferisce chi era presente ai colloqui – ha avuto un
approccio completamente nuovo sul tema ambientale, normalmente
snobbato rispetto ai grandi ‘giochi’ della politica quando si
tratta di stabilire nomine e stanziare fondi. “Un approccio in
tutt’altra direzione”; ha spiegato Ivan Novelli, presidente di
Greenpeace Italia. L’ex presidente della Bce sa bene che
l’Europa – per dirla con Christine Lagarde che gli è succeduta
all’Eurotower – sulla transizione green “fa sul serio” e non si
accontenterà di una spruzzata di verde per dare l’ok a un
progetto. Persino la Bce ha dato una svolta ambientalista al
modo in cui conduce politica monetaria. (ANSA).
   


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