Andrea Segrè e il libro con 642 autori: «Il futuro è partecipazione, anche per le politiche ambientali»

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Ilaria Pertot e Andrea Segrè
Ilaria Pertot e Andrea Segrè

Un libro senza finale o meglio, con dieci finali diversi. Un libro scritto da due autori, o meglio da 642 scrittori contemporaneamente. È tutte queste cose “…E poi? Scegliere il futuro”, l’ultimo libro scritto dal professore dell’Alma Mater, presidente di Caab e Fondazione Fico, Andrea Segrè in collaborazione con l’esperta di agricoltura sostenibile, patologa e professoressa all’Università di Trento, Ilaria Pertot. Il volume, edito da Edizioni Ambiente e uscito il 20 settembre, è sì stato scritto da Segrè e Pertot, anche se un grosso ausilio è arrivato dai lettori che hanno co-partecipato alla scrittura dando vita al primo esperimento in assoluto di crowd-writing.


Nel libro si parla sia di “fine del mondo” che di “scelta del futuro”. Il messaggio che lascia è positivo o negativo?
«Ciò che emerge alla fine è una visione positiva, che è quella data dai lettori che hanno partecipato a un esercizio di immaginazione collettiva, che non è mai stato fatta prima in questa forma, e quindi noi (gli autori, ndr) non sapevamo in realtà cosa sarebbe venuto fuori e quale messaggio sarebbe emerso. Abbiamo cercato un modo per coinvolgere dal basso tutti noi chiedendoci “Cosa sarà il futuro da qui a cinque anni?”».

Cosa significa che al libro hanno contributo 642 lettori?
«Inizialmente abbiamo lanciato un racconto che è stato pubblicato da Edizioni Ambiente in formato e-book. Lo potevi scaricare gratuitamente a patto di compilare sette scenari futuri, dove ti proiettavi nel futuro. Un futuro però a breve termine, da qui a cinque anni. Una volta compilati gli scenari (che cibo mangeremo? che vestiti porteremo? che lavoro faremo?, ndr) sugli stili di vita, si scaricava e leggeva il libro ma il finale del racconto era aperto».

Quindi è un libro senza finale?
«Ci sono dieci finali tra cui scegliere. Il lettore può concludere il racconto proiettandosi nel futuro, scegliendo. Oltre ai 642 che hanno compilato i sette scenari, abbiamo poi lanciato un concorso letterario in cui 148 autori hanno proposto il loro finale ideale. Abbiamo scelto poi i nove che fanno parte del libro».

E il decimo finale?
«Il decimo finale è il frutto dell’elaborazione di tutti i contributi scritti attraverso un programma di intelligenza artificiale (il sistema Keyphrase Digger, ndr) che ha rilevato oltre un milione di caratteri. Io e la coautrice del libro poi li abbiamo resi in modo letterario creando questo finale “condiviso”».

Quali sono le tendenze concrete che emergono dalle risposte dei lettori-autori?
«Ci sono delle tendenze molto chiare. Sull’alimentazione, ad esempio, c’è l’esigenza di mangiare locale, ma viene anche sfatato il tabù degli insetti, anche perché mangiare insetti va ad impattare molto meno sull’ambiente rispetto alla produzione di carne. Nelle risposte ci sono tanti elementi che mostrano quanto in realtà le persone sono molto più informate di quello che sembra. Questo ci fa dire che, quando la politica prende decisioni, anziché calare modelli dall’alto forse si dovrebbero creare azioni partecipate, che ci riguardano tutti in prima persona».

Più partecipazione e meno “bla-bla-bla” come quello criticato dall’attivista Greta Thunberg?
«Tutti i negoziati di cui sentiamo parlare sono proiettati in un futuro molto lontano che nessuno vede e la scarsa partecipazione delle persone è anche data da questa lontananza temporale. Noi non ci immaginiamo nel 2030, nel 2050, nel 2100, ci immaginiamo a ‘breve’. Da qui anche si capisce che tutti questi vertici internazionali, tutti questi “bla-bla-bla”, alla fine, non tengono conto anche della consapevolezza di tutti noi. La prima domanda che ci siamo fatti noi dunque è: come ci vediamo da qui a cinque anni?».

Cosa ne pensa degli accordi raggiunti da questa Cop26?
«Si dovrebbe partire da un principio: con la natura non si tratta. Cioè il trattato in qualche modo è contro natura perché la natura ha una sua dinamica, o rispettiamo i suoi limiti oppure questi compromessi al ribasso che vengono fatti ai vertici internazionali non hanno degli effetti».

Il volume si inserisce nella campagna Spreco Zero, di cui lei è fondatore e che porta avanti dal 2010, cercando di promuovere uno stile di vita sostenibile soprattutto in ambito domestico e alimentare. C’è un consiglio concreto che possiamo attuare da subito per fare la nostra parte nel ridurre gli sprechi?
«Se noi semplicemente riducessimo o azzerassimo lo spreco domestico, come ad esempio lo “spreco calorico”, andremmo a ridurre la nostra impronta sul pianeta in modo molto significativo. Spreco metabolico, ad esempio, significa mangiare troppe calorie e sprecare cibo che potremmo usare in modo più proficuo. Soltanto facendo queste cose ridurremmo il nostro impatto globale sul mondo».

Pochi giorni fa il personale Ata di una scuola di Gaggio di Castelfranco ha scioperato perché vorrebbe introdurre la “dieta dei gruppi sanguigni nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado”. Cosa ne pensa?
«Mi sembra veramente una richiesta assurda, quando l’ho letta pensavo che fosse una fake news. Noi abbiamo una dieta straordinaria, quella Mediterranea, anche riconosciuta dal patrimonio Unesco come la più salutare e la meno impattante al mondo e andiamo sempre a ricercare diete particolari, estreme. C’è un disorientamento totale. Tuttavia, lasciare i bambini casa per questo motivo è una cosa fuori dal mondo».

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25 novembre 2021 (modifica il 25 novembre 2021 | 08:28)

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