«Almeno il 75% di lezioni da casa»: il compromesso per le scuole superiori Cosa cambia

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Gli studenti delle scuole superiori lavoreranno da casa, andando ogni tanto in classe. E’ la formula del compromesso trovata nella notte con le regioni. Giuseppe Conte ha formalmente detto no al 100 per cento delle lezioni a distanza (qui il nuovo dpcm firmato) chiesto nella lettera dei governatori ma non è riuscito a mantenere l’argine del 75 per cento che aveva proposto in una delle ultime bozze del Dpcm. Ha aggiunto un significativo e pericoloso «almeno» alla quota già molto importante dei tre quarti di didattica digitale obbligatoria per le scuole superiori. Restano invece in classe scuole dell’infanzia, elementari e medie. Il testo finale recita così: «Le istituzioni scolastiche di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari ad almeno il 75 per cento dell’attività». Tradotto: nelle scuole superiori si farà dal 75 al 100 per cento di didattica a distanza.

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In questo modo i governatori di Campania, Lombardia e Sicilia – un terzo degli studenti italiani – potranno mantenere le loro ordinanze che lasciano tutti gli studenti della scuole superiori a casa per le prossime due settimane. Le altre regioni che avevano imposto «almeno il 50 per cento» delle lezioni da casa, dovranno ora adeguarsi e aumentare la quota. Lo scopo è – si legge nel decreto – quello di limitare il contagio. Per questo è previsto anche che i rari studenti delle superiori che andranno in classe non dovranno entrare mai prima delle 9 ed eventualmente potranno fare turni anche al pomeriggio. Ma ora il nodo per i due milioni e mezzo di studenti delle scuole superiori resta quello della durata dell’esilio casalingo: il Dpcm è in vigore fino al 24 novembre ma nessuno nel mondo della scuola si nasconde che quanto deciso ora varrà almeno fino a dopo le vacanze di Natale.

I presidi: «Così si lede l’autonomia della scuola»

Sul nuovo Dpcm ha preso posizione anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: «Dad anche oltre il 75% alle superiori? Non si può imporre alle scuole qualcosa che sono i dirigenti di istituto a dover decidere. L’autonomia scolastica è in pieno vigore ed è tutelata dalla Costituzione, e serve a far sì che ogni scuola offra un’offerta formativa calibrata sulle diverse esigenze del territorio. Imporre vincoli nazionali e regionali contravviene al principio legale – aggiunge – perché quello che si decide in una grande città non va bene per i piccoli centri, le periferie o i centri rurali».

25 ottobre 2020 (modifica il 25 ottobre 2020 | 12:39)

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