Alex Zanardi compie 54 anni, la storia di un «antifragile», dal sorpasso a Laguna Seca all’Ironman

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Alex Zanardi dopo la vittoria alle Olimpiadi del 2012
Alex Zanardi dopo la vittoria alle Olimpiadi del 2012

Era il 1996 e il campionato Cart faceva tappa a Laguna Seca, celebre pista americana. Durante la gara, Alex Zanardi si trovava in seconda posizione dietro Bryan Herta. Il pilota bolognese aveva esordito quell’anno nella categoria. All’ultimo giro, per vincere la corsa, si inventò un incredibile sorpasso ai danni di Herta, passandolo al «cavatappi», una pericolosa chicane in discesa che nel 2008 sarebbe stata poi battezzata anche da Valentino Rossi, con una manovra simile su Casey Stoner. Lo stesso Rossi, anni dopo, durante una trasmissione televisiva ha ammesso allo stesso Zanardi di essersi ispirato, quella volta, proprio al suo sorpasso. Un episodio simile sarebbe sufficiente a riempire la vita di tante persone e sportivi. Nella vita di Alex Zanardi invece è soltanto un paragrafo quasi marginale di una storia che sembra sin troppo ricca di tutto, dolori, rinascite, successi ed episodi. L’ultimo vede Zanardi lottare tra la vita e la morte dall’incidente dello scorso 19 giugno quando, durante una staffetta di atleti paralimpici a Pienza, si è schiantato con la sua handbike contro un tir che percorreva la strada in senso opposto. Un incidente che, oggi, lo vede «festeggiare» i suoi 54 anni in un letto dell’Ospedale San Raffaele di Milano in un reparto di semi-terapia intensiva.

In alto, il sorpasso di Zanardi (macchina rossa) su Herta, in basso quello di Rossi su Stoner. Entrambi al «cavatappi» di Laguna Seca
In alto, il sorpasso di Zanardi (macchina rossa) su Herta, in basso quello di Rossi su Stoner. Entrambi al «cavatappi» di Laguna Seca
La storia di Zanardi

Prima, in questi 54 anni Zanardi è stato pilota di Formula 1, campione del mondo in altre categorie automobilistiche, atleta paralimpico pluri-medagliato, uomo dei record nell’Ironman, una prova che combina 4 km di nuoto con altri 180 in bicicletta e 42 di corsa, la distanza di una maratona. Ha aggiornato il record paralimpico di percorrenza dell’Ironman in 8 ore, 25 minuti e 30 secondi, gareggiando e vincendo contro atleti normodotati. Ha vinto quattro medaglie d’oro e due d’argento alle Paralimpiadi di Londra e di Rio, a 50 anni di età, e si stava preparando per quelle di Tokyo. Il suo esempio è stato fondamentale per altri atleti che, come Bebe Vio ad esempio, hanno trasformato la disabilità in un fattore per essere migliori, fare la differenza, creando in Italia un movimento paralimpico pieno non solo di belle storie, ma anche di atleti di successo, forti. Zanardi prima di essere tutto questo, era un pilota con una discreta carriera. L’incidente del 2001 sul Lausitzring, in Germania, in cui perse le gambe, molti litri di sangue e rimase aggrappato alla vita, è stato trasformato da lui in un’occasione per esplorare mondi che altrimenti non avrebbe mai conosciuto.

L’incidente di Zanardi al Lausitzring nel 2001
L’incidente di Zanardi al Lausitzring nel 2001
Un «antifragile» alle prese con un «cigno nero»

Nassim Nicholas Taleb, esperto di matematica finanziaria e filosofo libanese, li ha chiamati «cigni neri». Eventi impronosticabili in grado di stravolgere la realtà. Per quanto si provi a spiegarli a posteriori, la casualità è l’unica componente che li determina. La necessità di razionalizzare la presenza di un cigno nero, per una società abituata a conoscerne solo di bianchi, supera l’urgenza di riorganizzarsi per assorbire le conseguenze di ciò che non viene preventivato. Per convivere con i cigni neri bisogna sviluppare una caratteristica, l’antifragilità. Un termine nuovo per identificare chi trae beneficio dalle avversità. Chi trova nella casualità l’opportunità per migliorarsi. Zanardi è un «antifragile», qualcuno che nel suo cigno nero ha visto una possibilità e l’ha percorsa tutta. Senza chiedersi come mai gli fosse capitato quell’incidente, se era stata colpa sua, dell’olio in pista o di un pit-stop sbagliato.

Zanardi durante una prova dell’Ironman
Zanardi durante una prova dell’Ironman
Gli auguri

Tanti i messaggi d’auguri arrivati finora, dal governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini su Instagram (Forza Alex, tanti auguri e non mollare), al giornalista sportivo Marino Bartoletti su Facebook (Forza Alex, abbiamo ancora tante cose da fare. Buon compleanno), fino a tanti appassionati e addetti ai lavori. Molti si dicono sicuri che Zanardi ce la faccia anche questa volta, che prima o poi si alzerà dal letto di ospedale e tornerà a stupire. Che tornerà a vivere nella sua Noventa Padovana, il posto che aveva scelto per vivere negli ultimi anni con la moglie Daniela e il figlio Niccolò. Che riesca a lasciarsi alle spalle anche quel «fracasso facciale» che gli è stato diagnosticato lo scorso giugno. Stavolta è ancora più difficile della prima. Ma che a Zanardi piaccia rischiare si era capito già quella volta a Laguna Seca.

23 ottobre 2020 (modifica il 23 ottobre 2020 | 13:02)

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